Violentò la convivente, 6 anni di reclusione

4 Dicembre 2018

Il 43enne è accusato anche di aver maltrattato e malmenato la donna davanti alla loro bambina, all’epoca di tre anni

PESCARA. Sei anni di reclusione per maltrattamenti, lesioni personali e violenza sessuale. Questa la pena che ieri i giudici del tribunale di Pescara (collegio presieduto dal giudice Villani) hanno inflitto ad un uomo di 43 anni della Repubblica Domenicana che da anni aveva instaurato in casa un clima di terrore con la sua convivente dalla quale aveva avuto una figlia che, in alcune circostanze, era stata costretta ad assistere a quelle violenti liti familiari. Il pm Rosangela Di Stefano aveva concluso la sua requisitoria chiedendo 8 anni di reclusione per l’uomo mentre la parte civile, rappresentata dall’avvocato Luca Pellegrini, si era associata alle richieste del pm approfondendo però nei particolari la drammatica situazione familiare che la vittima e la bambina da anni erano costrette a subire. Ed è per questo motivo che il tribunale ha deciso di accogliere la richiesta di risarcimento danni avanzata dalla parte civile: risarcimento che dovrà essere quantificato in sede civile, concedendo però alla vittima una provvisionale di 10 mila euro. Il difensore dell'imputato, l'avvocato Andrea D’Alò, ha cercato di limitare i danni per il suo cliente che ha anche pesanti precedenti penali, anche se non ancora passati in giudicato. È riuscito a farlo assolvere dal reato di rapina (del telefono cellulare della vittima), ma non ha potuto incidere più di tanto nella decisione dei giudici sulle altre pesantissime accuse. I fatti contestati risalgono a un periodo tra il 2014 e il 2015. La donna veniva quotidianamente maltrattata dal convivente, spesso dopo che l'imputato aveva assunto alcol o droga, e anche in presenza della bambina che all'epoca aveva tre anni. E quando la donna, non potendo più reggere quella pesante situazione, si allontanò da casa con la piccola, l’uomo la raggiunse a casa di un’amica e anche in quella circostanza, davanti a testimoni, dopo aver rotto a calci la porta d’ingresso, compì gli stessi reati, compresa la violenza sessuale sotto gli occhi della figlia: colpendo la donna con pugni e calci, e poi toccandola violentemente nelle parti intime. In quella circostanza l’uomo arrivò persino a mordere la convivente a una spalla. Secondo la difesa perché riteneva di essere stato tradito: versione che non ha trovato accoglimento da parte del tribunale.