Violenza, noia e dipendenze: in aumento gli adolescenti in cura

PESCARA. La richiesta del joystick prima di andare a scuola, e che al rientro non viene esaudita, diventa la scintilla per scatenare un attacco di ira nel ragazzo, che si sfoga con calci e pugni...
PESCARA. La richiesta del joystick prima di andare a scuola, e che al rientro non viene esaudita, diventa la scintilla per scatenare un attacco di ira nel ragazzo, che si sfoga con calci e pugni contro la mamma, mentre il papà guarda inerme la scena, per poi assecondare il figlio, andando a comprare l’oggetto desiderato. La violenza negli adolescenti è sempre più diffusa e questo è solo uno degli episodi su cui lavorano ogni giorno i professionisti della comunità semi residenziale Colonna del Ceis di Pescara, il progetto di prevenzione a favore di giovani tra i 14 e i 25 anni e delle loro famiglie. A dirigerla, Carmen Cini, educatrice pedagogista che insieme al suo team, supporta i ragazzi che hanno sviluppato dipendenze patologiche, attraverso un intervento di tipo terapeutico-educativo.
Da gennaio a novembre di quest’anno sono stati accolti 30 utenti, dei quali 22 maschi. L’età prevalente è tra i 16 e i 18 anni (22 ragazzi). Le dipendenze maggiori riguardano la cannabis, ma anche alcol e cocaina. Ma ci sono altri motivi che inducono i ragazzi a chiedere aiuto. Nella maggior parte dei casi si tratta di problemi relazionali e familiari, poi comportamenti aggressivi, l’elaborazione della separazione dei genitori, casi di dislessia, il superamento di un lutto o disturbi alimentari. Le famiglie di provenienza sono a metà tra standard e con genitori separati.
«L’età degli utenti si è molto abbassata», commenta Cini. «I ragazzi vivono nella quasi totale assenza di regole, non hanno orari, decidono quando e se andare a scuola. Non hanno costanza nelle responsabilità scolastiche, nello sport o nella vita familiare. Non reggono la frustrazione di un no e spesso reagiscono con violenza, non solo verbale, ma anche fisica, contro oggetti, e persino contro i familiari. La violenza però non fa stare meglio e ne genera altra e quindi i genitori il giorno dopo devono fare i conti con una violenza raddoppiata». Quell’aggressività fa spesso il paio con il rifugiarsi in una dipendenza.
«L’uso di cannabis», afferma la direttrice, «o di alcol perché allenta la tensione e aiuta a socializzare, ma anche per noia. I ragazzi si annoiano a stare contatto con le emozioni. Non trovano soddisfazione nelle cose quotidiane, perché stanno crescendo in un sistema che porta solo al fare e non a godere del qui e ora».
La situazione secondo l’esperta è anche peggiorata dopo il Covid. «Sono aumentati i colloqui con gli adolescenti di 15- 16 anni che hanno vissuto la pandemia, e dunque l’isolamento, in preadolescenza. È emersa l’incapacità dei ragazzi di relazionarsi e questo ha incrementato i problemi legati all’ansia, ai disturbi dell’umore, fino alla depressione».
I drammi più grandi non sono in famiglie che provengono da contesti difficili, ma proprio «in quelle agiate, tra figli che sono abituati ad avere molti soldi e a non ricevere i no», chiarisce Cini. Per supportare i giovani a superare le loro dipendenze, il centro struttura un programma educativo e terapeutico. «I ragazzi che fanno il percorso vengono qui otto ore al giorno», spiega. «Portano avanti la scuola, per evitare l’abbandono scolastico e le bocciature. La mattina sono previste le attività terapeutiche di gruppo per agevolare il confronto tra loro, e poi si fa un lavoro sul passato, per affrontare ed analizzare i vissuti familiari e affettivi».

