Violenza sessuale su una allieva: istruttrice pescarese a processo

28 Ottobre 2022

I presunti abusi sessuali si sarebbero verificati nella palestra di ginnastica frequentata dalla ragazzina A far scattare le indagini, la madre della minore, venuta a conoscenza dei comportamenti della 33enne

PESCARA. Saranno i giudici del tribunale di Pescara a ripercorrere le vicende di una storia di atti sessuali che una 14enne avrebbe subito dalla sua istruttrice di ginnastica artistica della palestra. Il gup Nicola Colantonio ieri ha rinviato a giudizio l’imputata, una donna di 33 anni di Pescara, che rispondeva di violenza sessuale e atti sessuali su una minore.
Al processo si è arrivati dopo una istruttoria molto delicata, portata avanti per quasi due anni (i fatti contestati riguardano il periodo compreso tra ottobre 2019 e febbraio 2020) dal pm Rosangela Di Stefano, che ha voluto approfondire tutti gli aspetti della vicenda, anche in relazione al luogo dove si sarebbero verificati i presunti abusi sessuali: la palestra dove l’adolescente si recava per sostenere gli allenamenti. Aspetto che il pm ha sottolineato anche nel capo di imputazione, dove si legge che la minore era stata affidata alla istruttrice «per ragioni di istruzione e custodia», mentre quest’ultima si sarebbe «lasciata andare ad effusioni sentimentali, baciandola sulla bocca ed accarezzandola sul corpo ed in particolare sul seno ed i glutei al di sopra degli abiti e facendosi a sua volta carezzare». Il magistrato ha voluto anche cristallizzare le dichiarazioni della vittima nel corso di un incidente probatorio protetto, con l’ausilio di uno psicologo, anche per verificare la veridicità del racconto della ragazza che consegnò al pm anche un quaderno che l’indagata le aveva regalato, contenente anche una lettera scritta dall’imputata. Fu la madre della ragazza, venuta a conoscenza di quegli episodi, a presentare la denuncia che fece partire l’inchiesta.
La ragazza si era peraltro molto affezionata alla sua istruttrice che per lei era diventata quasi una “sorella”, come avrebbe ribadito più volte, che frequentava anche al di fuori della palestra. Tutto sarebbe iniziato con un bacio a stampo che l’imputata diede alla ragazzina, lasciandola impietrita: l’adolescente non si aspettava una cosa del genere, soprattutto da una persona cui aveva dato piena fiducia e che l’aiutava anche a fare i compiti, con la quale aveva instaurato un rapporto molto speciale. «Non ho detto niente in quel momento», riferì la vittima, «perché comunque mi vergognavo pure a dirle fermati». Poi di quei baci ce ne furono diversi: «Lei mi toccava un po’ dappertutto», raccontò l'adolescente, «io non sapevo cosa fare». La ragazza non ha saputo trattenere neppure davanti al magistrato il suo rammarico per quel bel rapporto che aveva con la sua insegnante, da vere sorelle: «era una cosa bella, un rapporto di amicizia, ma poi, da un rapporto comunque di “bene”, perché noi ci volevamo bene, alla fine è nato tutt'altro».
Il pm ha fatto eseguire una consulenza tecnica sui telefonini della ragazza e della istruttrice, dove sono riportati messaggi che dovranno essere approfonditi in sede di dibattimento. Il processo prenderà avvio il 16 febbraio prossimo davanti al collegio del tribunale. E ieri, nel corso dell’udienza preliminare, i genitori della ragazza si sono costituiti parte civile nel procedimento.