Violenza sulle donne, 600 richieste

In aula i dati drammatici dell’aumento. Verì: «Servono prevenzione e coraggio»
PESCARA. Nel 2020 sono state 993 le donne abruzzesi che hanno chiesto aiuto ai Centri antiviolenza. Da gennaio al 31 agosto di quest’anno, invece, sono state 593.
A fornire i dati – in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – è stata ieri mattina l’assessore alla Salute Nicoletta Verì in apertura dei lavori del consiglio regionale. «Violenza non è solo l'aggressione fisica di un uomo contro una donna: violenza sono anche le vessazioni psicologiche, i ricatti economici, le minacce, lo stalking, che degenerano sempre più spesso nel femminicidio», ha ricordato l’assessore, «e purtroppo ci sono ancora molte donne convinte del fatto che i maltrattamenti siano semplicemente parte della propria vita di coppia: non è così. Due concetti sono fondamentali affinché “non ce ne sia mai più una di meno”: prevenzione – fin dalle scuole – e coraggio». Verì ha poi annunciato il via anche a progetti di recupero degli uomini maltrattanti.
Secondo l’assessore, infatti, delle 506 donne assistite dai Centri antiviolenza nel 2020, con 183 che hanno sporto denuncia, il 36% ha subìto violenza psicologica, il 29% fisica, il 18,5% economica, l’8,5% sessuale e l’8% stalking. Nei primi otto mesi del 2021, invece, sono state 376 donne assistite. Nelle sei “case rifugio” presenti in Abruzzo, nel 2020 sono state accolte 28 donne di cui 18 con figli, mentre nei primi otto mesi del 2021 sono state 22 donne di cui 17 con figli. Nel 2020, negli alloggi di transizione, organizzati in relazione all’emergenza sanitaria, sono state accolte 11 donne di cui 8 con figli, mentre al 31 agosto 2021 erano 17 donne di cui 15 con figli .
«Violenza la si riscontra anche nella proposta di legge regionale “dei bambini mai nati”», ha però tuonato la capogruppo consiliare del Movimento 5 Stelle Sara Marcozzi, «in base alla quale qualcuno vorrebbe prevaricare la donna, che si vede costretta ad abortire tra mille sofferenze, e far scegliere al compagno, ai familiari fino al secondo grado o addirittura alla Asl se tumulare il feto oppure no. Una delle più gravi violenze che spero che l’assessore Verì combatterà. Una violenza scritta su una legge è una violenza al quadrato».(l.t.)

