Violenza sulle donne Le richieste di aiuto in forte aumento

29 Marzo 2024

Corsi di formazione riservati alle forze dell’ordine «Servono persone specializzate per ogni singolo caso»

In aumento, in Abruzzo, le richieste di aiuto ai centri antiviolenza. Sale il numero degli episodi di maltrattamento, ma cresce nelle donne la consapevolezza della violenza subita e si fa strada il coraggio di reagire. «L'uomo non nasce maltrattante, lo diventa. Bisogna investire molto nella formazione, soprattutto delle forze dell'ordine: quando una donna si reca da carabinieri e polizia per denunciare una violenza di genere rischia di trovarsi davanti una persona che non ha contezza della pericolosità del comportamento segnalato e che può fraintendere o ricondurre il tutto al semplice litigio tra marito e moglie». Questa la linea tracciata dall'avvocato Maria Franca D'Agostino, presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Abruzzo, per arginare la violenza di genere. Nell'ambito del dibattito "Donne, leggi e società: il lungo cammino verso l'eguaglianza", organizzato a Chieti dal Comitato unico di garanzia (Cug) dell'università D'Annunziò, D'Agostino ha messo in evidenza come «c'è sicuramente un aumento delle richieste di aiuto a livello nazionale, europeo e mondiale, ma esistono deterrenti e strategie d'intervento. A Pescara c'è il Gruppo di lavoro interforze antiviolenza (Gav), un ufficio in tribunale dove la donna che sporge denuncia trova persone specializzate sul tema, che capiscono subito la gravità e il livello di pericolo». I dati parlano di una media di un femminicidio ogni tre giorni in Italia, quattro al giorno in Europa: c'è, poi, un aumento delle richieste di aiuto di donne di tutte le fasce d'età anche in Abruzzo, con un'escalation dopo l'assassinio di Giulia Cecchettin nel novembre 2023. «Un campanello d'allarme è anche il fatto che i giovani tendano a normalizzare le violenze verbali, economiche, psicologiche, fisiche. Anzitutto, le donne stesse devono essere messe in condizione di capire che certi comportamenti sono la spia di un maltrattante», aggiunge la presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Abruzzo che porta, come esempio, le domande fatte da ragazzine di 11 e 12 anni nel corso di eventi nelle scuole, con i loro dubbi sull'opportunità di inviare foto a persone conosciute sui social. E ancora, le incertezze delle più grandi, «che interpretano il divieto del fidanzato di indossare la minigonna come un'affettuosa gelosia e non come una forma di possesso».
«L'educazione, nelle scuole e in ogni dove, funziona. Per educare a rapporti sani», conclude D'Agostino, «dovrebbe esserci una lezione settimanale sulle pari opportunità che comprendesse, oltre ai diritti delle donne, le discriminazioni in generale e, soprattutto, discorsi sul rispetto e sulla cultura della non-violenza. Occorrerebbe, a livello europeo, una norma che coordinasse meglio i vari Stati che, invece, continuano a legiferare in tale materia ciascuno in maniera diversa dall'altro».
Gli ultimi dati Istat dicono che il 31,5% delle donne tra 16 e 70enni ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% violenza fisica, il 21% sessuale, il 5,4% le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro e il tentato stupro.
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