Violini, cornamuse e tamburi: mondo dello spettacolo in rivolta

Pescara. Attori, registi, tecnici, cantanti, musicisti e titolari di cinema in piazza contro il premier Conte Lo sfogo: «Vogliamo rispetto e dignità, in Italia il nostro settore dà da mangiare a 570mila famiglie»
PESCARA. «Rispetto e dignità». Questo chiedono gli operatori della cultura e dello spettacolo, scesi in piazza Salotto a Pescara ieri pomeriggio per manifestare contro le chiusure inserite nell'ultimo Dpcm del premier Conte, che di fatto impediscono all'intero settore di poter lavorare. Pacifici, vestiti di nero ma con un fiore in mano, chiassosi con il suono di cornamuse, violini e tastiere, ma anche delle mani battute sulle fly case parcheggiate in piazza, sono rimasti lì per tutto il pomeriggio, alternando danza, esibizioni, slogan e argomentazioni.
I VOLTI. C'erano attori, registi, tecnici, lirici, cantanti, musicisti, danzatori, titolari di cinema, ma anche i rappresentanti del mondo del circo e dei luna park. Insomma, tutto il settore abruzzese si è dato appuntamento a Pescara, in un evento coordinato dalla Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom e che ha richiamato una presenza anche da città come Chieti, L'Aquila e Teramo. «I primi a chiudere, gli ultimi a ripartire», si legge su un cartellone, che fotografa la paura di una crisi iniziata a marzo e che fatica vedere la fine.
LE VOCI. «Il Covid ha solo evidenziato una situazione già esistente: noi siamo considerati come l'ultima ruota del carro», dice Alessandra Sciamanna, tecnico dello spettacolo. «Siamo un settore fatto solo di precariato. Non abbiamo garanzie, non abbiamo malattia, ferie, contribuiti. Guadagniamo solo se lavoriamo. In Italia il nostro settore dà da mangiare a 570mila famiglie, un numero importante. Tuttavia, da marzo in poi è stato un disastro».
«Quest'estate abbiamo perso almeno il 75% del lavoro. In molti sono stati costretti a trovarsi lavori alternativi come rider o fattorini. Roba per sbarcare il lunario in pratica. E non è detto che dopo la crisi torneranno alla loro professione».
COSA CHIEDONO. Al di là degli aiuti dal governo, quello che gli operatori vogliono è una riforma del settore: «Continuiamo ad aspettare quella legge quadro promessa da anni e mai arrivata», spiegano il regista William Zola accompagnato da Margherita Cordova. «Non sono un esterofilo, ma se si pensa che in Germania o in Austria un teatro stabile ha un giro d'affari dieci volte superiore ai nostri è evidente che qualcosa non torna. Vogliamo che il nostro settore venga considerato alla stregua dei metalmeccanici o di ogni altro comparto che gode delle giuste garanzie. Per il momento ci muoviamo su una strada lastricata fatta solo di buone intenzioni».
LE STORIE. Poco distanti da loro c'è Anouscka Brodacz, coreografa e docente all'accademia nazionale di danza, che ha coordinato la parte artistica della manifestazione: «Oggi (ieri, ndr) avevamo uno spettacolo al teatro Massimo con 6 pianisti e 10 danzatori. Domenica mattina, durante le prove, ci è arrivata la notizia del decreto firmato dal premier Conte che ha messo fine al nostro lavoro», dice, visibilmente dispiaciuta per lo stop improvviso ma con la speranza negli occhi di ripartire quanto prima. «Da giugno abbiamo lavorato seguendo tutte le indicazioni anti Covid. C'è stato uno spettacolo nei primi giorni di settembre che è andato molto bene. Poi, improvvisamente, senza ragioni, senza dialogo, senza che il nostro settore fosse un focolaio, ci hanno fatto chiudere». Ma per tamponare l'emergenza incalza: «Vogliamo un reddito di creatività», con riferimento ai bonus promessi dal governo per tutte quella attività costrette allo stop. Poi, però, ricorda: «Siamo lavoratori, come tutti gli altri. Dedichiamo ore alla nostra professione e meritiamo rispetto. Il futuro? Anche noi dovremo essere bravi a reinventarci, magari con lo sviluppo digitale».
I LUNA PARK. Tra i presenti anche Yari Gaudio in rappresentanza della categoria dei luna park e dei parchi divertimento: «La verità è che non siamo mai usciti dal lockdown», analizza. «Di fatto ci viene negata la possibilità di lavorare, senza che ci siano contagi e, cosa ancora più grave, senza la possibilità di interloquire con il Governo. Molti di noi sono alla disperazione, non so quanti ce la faranno a sopravvivere». A rincarare la dose ci pensa Antonio Di Luca di Abruzzo Grandi Eventi: «Il nostro è un mercato fermo da marzo. In più di 6 mesi il governo ci ha dato due bonus da 600 euro ciascuno. Di fatto questo significa che abbiamo dovuto vivere con circa 200 euro al mese. Non è una condizione accettabile!». E va avanti: «Hanno chiuso i teatri, cinema, il circo. Posti sicuri o più sicuri dei centri commerciali lasciati aperti. Quando entri al cinema ti misurano la temperatura, nei negozi no. Questo non va bene: la legge o vale per tutti o per nessuno. Ci sentiamo presi in giro dal Governo». Durante il pomeriggio è intervenuto anche il sindacalista Guido Cupido, che ha seguito l'organizzazione della manifestazione. «Siamo davanti a un settore che necessita di una riforma strutturale», attacca davanti al microfono. «Per questo chiediamo un tavolo permanete alle istituzioni in modo da restituire rispetto a dignità a una categoria calpestata. Non è possibile che a un attore venga riconosciuto come lavoro solo il giorno in cui va in scena: e tutti gli altri in cui ha impegnato ore e ore per provare che fine fanno?», dice in maniera provocatoria.
«Tolti i grandi nomi, che tra l'altro in questi giorni si stanno spendendo per aiutare l'intero comparto, il resto dei lavoratori sono persone con contratti precari, poveri, privi di ogni tutela o garanzia. La maggior parte delle persone in piazza oggi (ieri, ndc) porta a casa meno di 10mila euro l'anno. Non è accettabile andare avanti in questo modo».
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