«Vittime credibili: il custode di Alanno abusò dei ragazzi»

4 Marzo 2020

ALANNO. «Considerato il luogo in cui il fatto è stato posto in essere, la relazione di fiducia e affidamento che i convittori riponevano nel Di Serio, l'invasività nella sfera sessuale delle vittime,...

ALANNO. «Considerato il luogo in cui il fatto è stato posto in essere, la relazione di fiducia e affidamento che i convittori riponevano nel Di Serio, l'invasività nella sfera sessuale delle vittime, considerata questa anche in relazione alla giovane età delle stesse, la valutazione globale del fatto impedisce l'applicazione delle attenuanti». E' uno dei passi della motivazione della sentenza di condanna a 3 anni e 10 mesi di reclusione inflitta dal tribunale di Pescara al custode del convitto Cuppari di Alanno, Dante Di Serio, accusato di violenza sessuale nei confronti di alcuni ospiti della struttura che all'epoca dei fatti erano minorenni.
Per due degli episodi i giudici hanno assolto l'imputato, mentre per altri due episodi, compiuti su altri due ragazzi del convitto (sedicenni all'epoca dei fatti), la «prospettazione dell'accusa ha trovato conferma nella istruttoria dibattimentale». I giudici spiegano nei particolari gli episodi che riguardano le due vittime, sottolineando l'assoluta credibilità dei loro racconti.
«Non ha mostrato alcuna ostilità nei confronti dell'imputato e durante l'esame», scrivono i giudici riferendosi alla deposizione di uno dei due ragazzi parte offese, «si è mostrato in imbarazzo nel riferire gli accadimenti che lo hanno coinvolto, accadimenti che mentre avvenivano non aveva raccontato né ai genitori né ai compagni, proprio per la vergogna che gli episodi gli provocavano». Violenze che si verificavano all'interno del locale occupato dal custode, dove spesso alcuni ragazzi si recavano per vedere la televisione: programmi che non avrebbero potuto vedere nella sala comune. Ed è lì che il custode operava le sue performance. I giudici hanno riportato in sentenza anche le scene riprese dalle telecamere installate dalla procura durante le indagini. «In alcuni frangenti», scrivono, «con ripetitività Di Serio indietreggia portandosi all'altezza della porta e la guarda come a controllare che nessun altro vi si aggiri». E poi ancora: «Poste le dichiarazioni del ragazzo, le videoriprese ne confermano l'attendibilità, esprimendo senza alcun dubbio l'intento di concupiscenza che muoveva il Di Serio, che quindi, mostrando il proprio membro al ragazzo e tentando di toccare le parti intime dello stesso con insistenza, ha posto in essere atti sessuali in danno del minore». Il custode non aveva più freni quando si trovava con la vittima di turno: «Quand si bon», gli diceva, «pecchè la colpa è la te. Tu si tropp bell e a me nun me a dice ca no». E anche quando qualche ragazzo gli chiedeva la carta igienica, il custode ne approfittava per mettere la mano della vittima "sui suoi pantaloni...”. «Affermata la credibilità delle loro dichiarazioni», scrivono i giudici, «alle condotte riferite non può che essere attribuita valenza sessuale, sia per gli organi coinvolti, organi esplicitamente sessuali, sia per le parole lascive che hanno accompagnato le condotte». L'imputato venne condannato anche al risarcimento danni alle parti offese costituite.
Maurizio Cirillo