Vodafone contro il Comune: causa da 230mila euro

19 Settembre 2016

L’amministrazione ordina di rimuovere due antenne La compagnia telefonica va al Tar e chiede i danni

PESCARA. Vodafone contro il Comune di Pescara per due antenne dei telefoni cellulari, una allo stadio Adriatico-Cornacchia e l’altra al palasport dei Gesuiti. Il colosso della telefonia ha fatto ricorso al Tar contro gli atti del Comune e vuole indietro almeno una parte di 230 mila euro già pagati.

«Violazione e falsa applicazione di legge», «violazione dei principi di parità di trattamento», «illegittimità delle comunicazioni» del Comune, «eccesso di potere»: si appella a questi presunti motivi di irregolarità la Vodafone.

Un contenzioso che parte da due diffide del Comune, risalenti al 6 maggio scorso per lo stadio e al 6 giugno per l’impianto dei Gesuiti: l’amministrazione ha chiesto alla compagnia telefonica il «rilascio» delle aree. La risposta della Vodafone si riassume nel ricorso al Tar di Pescara: la compagnia si ritiene lesa e denuncia anche «la violazione dei principi di non discriminazione e di concorrenza nel settore delle telecomunicazioni».

Un’altra grana per l’amministrazione Pd del sindaco Marco Alessandrini che avrebbe volentieri fatto a meno di uno scontro con uno dei colossi della telefonia nazionale. Il sindaco ha dovuto convocare la giunta e affidare un incarico legale per la difesa: sarà l’avvocato comunale Lorena Petaccia a difendere l’ente al Tar.

Ovviamente, non è solo una questione di principi giuridici: la Vodafone contesta anche i calcoli del Comune per la tassa di occupazione del suolo pubblico (Cosap) e vuole indietro almeno una parte dei 230 mila euro già versati nelle casse del Comune: ai giudici del Tar, la Vodafone chiede di «accertare e dichiarare, di conseguenza, il carattere indebito del pagamento della complessiva somma di 230.254,98 euro eseguito da Vodafone a favore del Comune e condannare per l’effetto il Comune alla restituzione delle somme, oltre gli interessi legali». La Vodafone sostiene che le tariffe del Comune sono sballate e non rientrano nei canoni di legge: la Vodafone si dice pronta a pagare solo una parte dei 230 mila euro appellandosi ai tetti fissati da un decreto legislativo del 1997 (446).

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