Volevano stuprarla, passanti indifferenti

Il racconto della donna aggredita sulla Bonifica: «Erano due slavi: sono rimasta nuda mezz’ora, la gente tirava dritto»
PESCARA. Il volto livido e i segni ai polsi sono soltanto l'immagine esteriore di quanto subito dalla donna pugliese di 42 anni che la sera di martedì è stata aggredita da due uomini a volto scoperto che avrebbero tentato di abusare di lei, ma di certo non raccontano il malessere interiore provato da una donna vittima di una violenza di quel tipo, che lascia i suoi segni quasi in maniera indelebile.
A meno di 72 ore da quanto accaduto la 42enne, che vive non lontano dal luogo dell'aggressione, ha deciso di raccontare quanto accaduto, da un lato per mettere in guardia altre donne dal pericolo, e dall'altro per chiarire alcuni punti non veritieri, dal suo punto di vista, che sarebbero emersi in questi giorni sul suo conto.
Che cosa ha pensato nel momento in cui ha subìto l'aggressione?
«È successo tutto all'improvviso, non ho avuto tempo di pensare, mi hanno attaccata alle spalle e mi hanno legato le mani al petto e imbavagliata. Ero molto spaventata».
L'hanno presa a bastonate? «Sì, hanno utilizzato un bastone della magnolia che porto dietro quando esco la sera a camminare. Nonostante che mi avessero legata, io mi dimenavo e allo scopo di farmi stare ferma mi hanno colpita con il bastone in faccia, sugli stinchi e sulle spalle. Lo facevano per tenermi buona».
Ha provato a difendersi?
«A uno dei due ho tirato un calcio ai testicoli mentre si abbassava su di me con i pantaloni scesi e la camicia aperta».
Sarebbe in grado di riconoscere i suoi aggressori?
«Quello che avevo frontalmente l'ho visto bene e saprei riconoscerlo senza problemi, ho un'ottima memoria fotografica. Ricordo anche la catena che portava al collo».
Che età avevano secondo lei?
«Nemmeno 30 anni, credo».
Qual è la prima azione che hanno commesso contro di lei?
«Mi hanno strappato i vestiti di dosso, un pantalone nero, una maglietta e l'intimo e uno dei due si è aperto la camicia e abbassato i pantaloni».
In quel momento dell'aggressione la zona era deserta?
«No, poco prima avevo incontrato altre persone e passando avevo anche salutato le prostitute, poi questa zona non è isolata, ma quei due non li avevo visti».
Che spiegazione dà a quanto accaduto?
«Ho presentato una seconda denuncia ai carabinieri nella quale asserisco che è stata una tentata violenza sessuale. Io non sono stata assolutamente scaricata lì. La scelta di vivere in questa zona è motivata dal fatto che si possa uscire a piedi».
Dunque non ritiene di aver subìto un agguato?
«Assolutamente no e non sono un volto noto ai carabinieri, sono una professionista affermata e stimata, non faccio vita mondana. In ballo c'è solo una denuncia per tentata truffa da parte di un cliente che non ha avuto accesso a un bando comunitario per il quale avevamo preparato un progetto. Pensava che bastasse per accedere al bando. Se mi avessero voluto tendere un agguato, lo avrebbero fatto in una via più appartata».
Perché i due aggressori sono scappati?
«Quello che mi stava alle spalle si è accorto del passaggio di una pattuglia dei carabinieri e subito dopo un'auto dei vigilantes e ha detto al compagno di scappare che sicuramente sarebbero tornati indietro. Prima di fuggire, mi hanno tirato due calci per lasciarmi a pancia in giù. Strisciando sull'asfalto sono arrivata alla sbarra del parcheggio e lì mi hanno vista i ragazzini sugli scooter».
Li ha sentiti parlare dunque?
«Sì, ho riconosciuto l'accento slavo, capisco quella lingua perché ho svolto delle consulenze in quell'area».
Subito dopo l'aggressione che cosa ha provato?
«È stata una situazione devastante, mi ha colpito il fatto che molti si siano fermati ma che nessuno mi abbia aiutato. Ho percepito più curiosità che umanità. Sarò stata 30 minuti nuda e nessuno si è preoccupato. Una signora ha detto ai carabinieri se avessero qualcosa per coprirmi e hanno risposto che in auto non avevano nulla».
Come si è sentita?
«Molto a disagio quando si è creata la folla di persone curiose. Si sono fermate delle donne alle quali ho chiesto aiuto ma mi guardavano soltanto».
Ritiene che la sua vicenda non sia stata raccontata nel giusto modo?
«Mi aspettavo una giusta informazione e non disinformazione, va fatto più per altre donne e non per dire scemenze o chiacchiere. Io non ho problemi con nessuno, quella sera poteva esserci qualsiasi altra donna. Altro punto debole della catena è la mancanza di un centro antiviolenza. Il fine di questa aggressione è una violenza e tutte le donne devono sapere che non siamo più libere di uscire da sole».
Ora come si sente?
«Ho provato e provo dolore, dall'altra sera sono sotto sedativo».
Che cosa si augura?
«Mi auguro che li prendano».
Non si sente sicura in questa città?
«Mi sono trasferita a Pescara nel 2010 e in cinque anni questo è diventato uno dei peggiori posti nei quali vivere. È una città sporca e non controllata».
Ha avuto timore che finisse male l'aggressione?
«Ho temuto ed ero convinta che sarebbe finita male. Di carattere non sono remissiva e anche in quel momento non lo sono stata. Forse anche per questo mi hanno picchiato di più, ma non mi sono arresa».
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