Yelfry: c’è stata giustizia, camminerò per mio figlio

Il giovane, padre di un bambino di tre anni, ha aspettato con la mamma fuori Poi le lacrime e gli abbracci: «Sono stati mesi lunghi e faticosi, ringrazio tutti»
PESCARA. Insieme a mamma Melani, che in questi lunghi mesi non l'ha lasciato neppure per un momento solo, ha aspettato, calmo almeno all’apparenza, nel corridoio del tribunale la lettura della sentenza da parte del giudice. Poi con la carrozzina è entrato in aula, si è avvicinato all’avvocato Piero Bisceglie e ha voluto sapere tutto per filo e per segno.
Dopo aver appreso della condanna di Federico Pecorale, che un anno fa gli ha cambiato la vita, a 12 anni di carcere e 5 in una struttura sanitaria, si è commosso. Sul viso di Yelfry Guzman sono scese per un attimo le lacrime, dopo tutta la sofferenza che ha dovuto sopportare e che deve sopportare ancora, perché per lui non è finita. L’aspettano mesi e mesi di riabilitazione. «Giustizia è stata fatta, ora farò di tutto per rimettermi in piedi», le sue prime parole.
Yelfry, cosa prova dopo questa sentenza?
«Sono molto contento. Per prima cosa ringrazio Dio perché ha ascoltato la mia preghiera. Poi ringrazio il giudice e tutti quelli che mi sono stati vicino e sono tantissimi. Mi hanno dato la forza nei momenti più difficili. Sapevo che sarebbe stata lunga e dura, ma ho sempre confidato in Dio. Io ho tanta fede. Ero consapevole che non sarebbe stato affatto facile e per questo non c’è stato giorno in cui non ho pregato. Ora sono soddisfatto».
Che mesi sono stati per lei, da quel 10 aprile del 2022?
«Sono stati mesi lunghi e faticosi. Questa brutta storia mi ha insegnato a vivere giorno per giorno. Di colpo mi sono ritrovato in una vita completamente diversa, ho dovuto cambiare le mie abitudini, tutto. In un attimo, mi sono ritrovato in un letto di ospedale senza riuscire a muovere più le gambe. Come ho detto, ho però molta fede e questo mi ha aiutato a non abbattermi, ad avere fiducia. Penso che se Dio mi ha lasciato qui e ha voluto che continuassi a vivere, il motivo è che ha un proposito per me. Io, quindi, devo andare avanti e non devo mollare mai».
È tornato ultimamente a molte delle sue attività.
«Piano piano, non senza difficoltà, sono tornato alla mia vita, sono tornato a praticare la box, che è la mia passione. E non mi fermerò qua. Per me la sedia a rotelle non è un ostacolo. Andrò avanti sino a quando non sarà Dio a dire basta».
Tanta forza gliel’ha data suo figlio di 3 anni?
«Lui è la mia ragione di vita e la mia gioia. Lui non sa di preciso quello che mi è successo e ogni tanto mi chiede “Papà perché sei seduto lì? Quando ti alzi? Andiamo a giocare a pallone?” Per tornare a correre e a giocare insieme a lui, come facevamo prima, io mi impegno tutti i giorni. Io per lui io ce la farò».
Cosa vuole fare adesso?
«Continuerò la riabilitazione innanzitutto, e poi vorrei fare qualcosa di grande, magari nel pugilato e comunque nell’ambito dello sport. Adesso però devo rimettermi in piedi. Non perdo la speranza».
In questi mesi è diventato un esempio per tutti, a cominciare dai giovani. Cosa vuole dire ai ragazzi?
«Dico ai ragazzi di non fermarsi mai davanti alle difficoltà, grandi o piccole che siano, di pregare e di andare avanti. Se ci si ferma o ci si butta giù, non si ottiene nulla. Si perde soltanto».
E di Pecorale, cosa pensa?
«Che devo dire? Ora pagherà per quello che ha fatto. L’importante è che ciò che è successo a me, non accada più a nessuno. Nessuno deve trovarsi nella mia situazione. Io ho sempre detto di confidare nella giustizia e giustizia c’è stata».
Era l’ora di pranzo del 10 aprile 2022 quando Pecorale entrò nel locale dove lavorava come aiuto cuoco, e dopo essersi lamentato per la salatura degli arrostici, sparò diversi colpi contro di lei. Ci pensa ancora?
«Non lo dimenticherò mai. Ora però devo andare avanti per me e per chi mi sta vicino. E Dio mi aiuterà come ha sempre fatto».

