Yelfry e il Ferragosto in clinica: «Voglio tornare a camminare»

Il cuoco di 23 anni ha chiesto di poter uscire per un giorno, ma deve continuare la riabilitazione La mamma Melani: «Sta lottando come un leone, inizia a sentire una gamba e a muovere i piedi»
PESCARA. Lo scorso Ferragosto, Yelfry lo ha trascorso in campagna, a giocare con il suo bambino di 3 anni e a rilassarsi dal lavoro con la famiglia. Oggi Yelfry Rosado Guzman, il cuoco 23enne chietino, di origini domenicane, rimasto ferito lo scorso 10 aprile dai colpi di pistola sparati contro di lui da un cliente nel locale di piazza Salotto dove il giovane stava lavorando, resterà nell’ospedale di Sulmona dove da tre mesi sta facendo la riabilitazione motoria per tornare a camminare. E dunque, pur avendo chiesto di uscire per questa giornata di festa, deve rimanere in clinica per continuare le cure. Dopo tutto questo tempo è stanco, provato, dice, ma ha due obiettivi nella testa per i quali sta «lottando come un leone»: tornare a camminare e tornare a casa. Per ricominciare a lavorare, per ricominciare a vivere.
«Forza amore mio», gli sussurra la madre Melani, che quasi ogni giorno, sorretta da una fede incrollabile esattamente come quella del figlio, parte da Pescara e lo raggiunge nella clinica sulmonese per tenergli compagnia. Non lo lascia mai da solo, cerca di confortarlo perché il tempo dentro una struttura sanitaria non passa mai. Lei cerca di nascondere il proprio dolore, ma lui sa e le risponde con un sorriso: «Mamma non ti preoccupare, sto bene». La madre conosce le sue sofferenze di «recluso» in ospedale: «Yelfry è triste, ha le lacrime agli occhi. Mi dice: mamma, vorrei festeggiare anch’io come tutti, il Ferragosto. Gli rispondo: lo so, ma devi essere forte ancora un po’».
Ci saranno tanti altri Ferragosto per Yelfry che non potrà fare festa in ospedale, ma mamma Melani gli regalerà un po’ di quella atmosfera giocosa che oggi invaderà spiagge e montagne: «Gli porterò il timballo che gli piace tanto».
Per Yelfry il tempo si è fermato il 10 aprile scorso, domenica delle Palme. Aveva appena cucinato gli arrosticini per Federico Pecorale, 29 anni, attualmente in carcere a Lanciano. Prima l'uomo protestò perché, secondo lui, gli arrosticini erano troppo insipidi e poi, infuriato, gli scaricò addosso cinque colpi di pistola. Il ragazzo rimase ferito gravemente e da allora non cammina più. Anche se qualche miglioramento si intravede: «Sta cominciando a sentire la gamba destra e può muovere leggermente i piedi» rivela Melani Guzman, ma la guarigione totale è ancora lontana. Anche oggi Yelfry, ex pugile, deve restare in ospedale e la sofferenza è doppia «perché non può fare ginnastica che a lui piace tanto».
Oggi più che mai sarà confortato dalle telefonate degli amici, che lo chiameranno e gli manderanno messaggi per non farlo sentire solo. In questi mesi non ha mai smesso di sentire la sua collega di lavoro, Martina Tamalio, che era con lui dietro al bancone il giorno degli spari e che, almeno per ora, ha scelto di non tornare a lavorare nel locale Rustì di piazza Salotto dove ha visto Yelfry crollare a terra sotto gli spari.

