Yelfry: «Tornerò a camminare, Dio non mi ha lasciato da solo»

Il cuoco di 23 anni ferito con 5 colpi di pistola in un locale: «Non vedo l’ora di iniziare la riabilitazione» Il ricordo dell’aggressione folle: «Dopo il pugno credevo che sarebbe finita lì, sono vivo per miracolo»
PESCARA. «Al 90% ce la posso fare a tornare a camminare; adesso so che devo impegnarmi tantissimo ma non mi mancano né la volontà né la forza: sono giovane e ho bisogno di andare avanti. Voglio alzarmi presto da questo letto e voglio tornare anche a combattere sul ring». Yelfry, con l’energia dei suoi 23 anni, parla così da un letto dell’ospedale di Pescara, il letto numero 13 del reparto di Neurochirurgia. Due settimane fa – era la Domenica delle Palme e lui stava lavorando come cuoco in un locale di piazza Salotto – è stato colpito con 5 colpi di pistola sparati da un cliente che voleva più sale sugli arrosticini. «Non vedo l’ora di cominciare la riabilitazione in un istituto di Sulmona. Vado lì, dal 2 maggio, con l’obiettivo di tornare a camminare e ce la farò», dice Yelfry Rosado Guzman. «Per dieci anni ho fatto pugilato, ho disputato 40 incontri e per due volte, nel 2018 e 2019, sono stato campione regionale dei pesi welter: mi allenavo tutti i giorni e adesso voglio diventare qualcuno nello sport. Voglio essere un esempio per i ragazzi: devono capire che un guerriero può cadere ma poi ci si rialza sempre. Ai ragazzi dico di non abbattersi mai, anche perché Dio non ci lascia mai soli».
Come si sente fisicamente?
«Bene, grazie. Non riesco ancora a muovere la gamba ma va molto meglio. All’inizio ero preoccupato ma ora sono pronto a iniziare la riabilitazione: almeno posso ricominciare a muovermi. È difficile stare qui in ospedale, buttato sul letto: mi annoio un po’ e passo il tempo parlando al telefono e chattando con gli amici, non aspetto altro che di vedere mio figlio. Ma in reparto sono tutti bravissimi, davvero dei numeri uno».
E mentalmente come sta?
«Prego tanto, in testa ho sempre Dio: mi aiuta molto».
E prima di quei 5 colpi di pistola ci credeva in Dio?
«Ho sempre creduto in Dio ma, in questi giorni, mi sono reso conto che lui sta con me veramente e non mi ha mai abbandonato».
Sono passate due settimane: quante volte ha ripensato a quello che le è successo?
«A dire la verità cerco di non pensarci più di tanto: purtroppo è accaduto ed è inutile tornare indietro con la mente: l’importante è che io stia bene. La mia famiglia si preoccupa più di me: ma dobbiamo andare avanti e lottare tutti insieme affinché vada tutto per il meglio».
Il video dell’aggressione ha fatto il giro dei cellulari in poche ore: lei l’ha visto?
«Sì, l’ho visto un po’ di volte. È incredibile: essere ancora vivo è un miracolo. Se Dio mi ha lasciato vivo vuol dire che ho un obiettivo da raggiungere. Non ho provato e non provo cattiveria verso di lui».
Ma poteva essere una strage: si sente fortunato?
«Sì, lo sono: sono un miracolato che non ha mai perso la fede in Dio e grazie a Dio eccomi qua».
A quell’uomo che le ha sparato senza nemmeno un motivo, cosa direbbe se adesso lo avesse davanti?
«A lui auguro il meglio, però deve pagare per quello che ha fatto: chiedo giustizia. Non è giusto quello che mi ha fatto, soprattutto perché non c’era alcun motivo: poteva chiedermi con calma quello che voleva e io l’avrei fatto senza problemi. Pensavo che dopo il pugno, si sarebbe fermato: gli ho fatto anche cenno che nel locale c’erano le telecamere, un modo per invitarlo a smetterla e credevo che l’avrebbe fatto».
E invece ha continuato prendendo la pistola: cosa ricorda?
«La mia collega dietro al bancone era disperata e urlava: dopo essere stato colpito, le chiedevo di chiamare l’ambulanza. Io ero steso a terra, ero ferito ma cosciente: chiedevo di chiamare l’ambulanza e anche il proprietario del locale. Poi, ricordo l’arrivo dei soccorsi e le sirene della polizia, la prima assistenza e, alla fine, mi hanno portato via sull’ambulanza verso l’ospedale. Ho provato tanto dolore e tanta paura di essere già morto».
Invece, dopo quei colpi di pistola, lei è nato per la seconda volta: cosa vorrebbe dalla vita?
«Sono morto e sono rinato, è vero: da quel giorno sono una persona nuova: voglio stare con la mia famiglia, con mio figlio, vivere vicino a Dio e in pace. In questi momenti si capisce quali sono le cose più importanti della vita. Questo episodio mi ha fatto vedere la vita in un altro modo: la vita è dura, è tosta, ma va vissuta fino in fondo. Perciò, voglio alzarmi presto da questo letto e tornare a combattere come prima».
La prima sfida è la riabilitazione: è pronto?
«Non vedo l’ora: voglio ricominciare a muovere le gambe e mi allenerò tanto per riuscirci. Vado lì con l’obiettivo di tornare a camminare e ce la farò. Poi, il mio sogno è tornare sul ring: i ragazzi devono capire che in strada c’è tanta cattiveria, quindi, è meglio fare sport e canalizzare proprio nello sport la propria rabbia e le proprie energie».
In questi giorni, tanti le sono stati vicino: a chi vuole dire grazie?
«Da due settimane non smetto di ricevere messaggi che mi danno tanta forza. Dico grazie a Dio, al mondo intero e alla mia famiglia. Grazie di cuore».

