Zazzara: poca trasparenza sul nuovo impianto

3 Ottobre 2014

Il docente d’Urbanistica alla d’Annunzio: così il Comune rischia di compromettere la memoria della città

PESCARA. «Sulla vicenda della possibile trasformazione dello stadio Adriatico, la nuova amministrazione di Pescara purtroppo ci dà ancora una volta un segnale di scarsa trasparenza. Quello che si apprende dai giornali e cioè della disponibilità di un gruppo privato alla trasformazione, con l'aiuto addirittura di un progetto già mediamente elaborato, appare con ogni evidenza un modo di procedere che non dà segnali di novità».

Insomma, per Lucio Zazzara, professore associato di Urbanistica all’università d’Annnuzio, sarebbe da rivedere la modalità della modifica dell’attuale stadio Adriatico in una struttura esclusivamente dedicata al calcio, come sarebbe nelle intenzioni del Comune nel cedere in concessione, attraverso un bando, la struttura. «La trasformazione dello stadio Adriatico, già parzialmente avvenuta in regime di “urgenza” delle opere per i Giochi del Mediterraneo del 2009», continua Zazzara, «riguarda un monumento della città e questo è un dato che ormai mi sembra generalmente riconosciuto. Il pregevole progetto dell’architetto Luigi Piccinato non solo intendeva dotare la città di una struttura moderna e funzionale», sottolinea il docente riferendosi allo stadio attuale, «ma anche di un simbolo della capacità di guardare al futuro attraverso lo stretto rapporto che il nuovo spazio per lo sport era capace di stabilire con le future configurazioni urbane, chiaramente indicate nel Prg del 1955».

«Lo stadio», prosegue l’architetto, «si poneva come riferimento morfologico tra la città in ricostruzione, le pinete, l’Aurum di Michelucci ed il quartiere pensato dall’architetto Liberi. Insieme con la piazza Salotto, il nuovo complesso sportivo doveva incardinare il sistema organizzativo della città e dare una dimensione a tutta l’area centrale. Così è stato e la Pescara attuale è cresciuta sul sistema pensato allora ed ancora capace di essere la principale chiave di lettura dell’insediamento. Tutto questo dovrebbe indurre il Comune a scelte molto caute, per non compromettere ulteriormente il proprio assetto e la propria memoria».

«Comunque occorre dire che si tratta di una proprietà pubblica, che può anche essere trasformata da un soggetto privato», aggiunge l’urbanista, «ma solo secondo le procedure di legge ed a condizione che l’interesse pubblico sia la prima ragione; cosa che può essere chiarita solo dal Comune che rimarrebbe comunque il garante di fronte alla collettività. E allora la questione di fondo rimane questa: il Comune di Pescara vede quest'intervento inserito in una strategia, in una prospettiva di programmazione delle opere pubbliche per migliorare il territorio di questa città? Oppure no, e ancora una volta», conclude Zazzara, «si tratta di interventi sporadici e scollati tra loro che seguono soltanto l'interesse di qualche privato?».

(VdL)

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