Zes, sgravi per i dazi doganali: ultimo atto prima della fusione

8 Settembre 2023

Nel giorno in cui il Governo accorpa le 8 aree speciali del Sud Italia parte l’ultima iniziativa regionale Il commissario Miccio presenta le “Zone franche” per stoccare merci abbattendo elevati costi fiscali

PESCARA. Il canto del cigno della Zes Abruzzo è un’ulteriore opportunità per le imprese che operano in regione, quella delle zone franche doganali per le quali è già stato predisposto l’avviso pubblico. Ieri mattina, a Pescara, nel giorno in cui il Governo Meloni ha accorpato le 8 Zone economiche speciali creandone una sola per l’intero Sud Italia, il commissario della Zes Abruzzo, Mauro Miccio, ormai sulla rampa d’addio, affiancato da Davide Miggiano, direttore per il Lazio e l’Abruzzo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dal presidente della Regione, Marco Marsilio (collegato da remoto) ha tenuto una conferenza stampa, con la partecipazione del presidente di Confindustria Abruzzo, Silvano Pagliuca, del presidente della Camera di Commercio Chieti Pescara, Gennaro Strever, e del sindaco Carlo Masci.
«Le zone franche doganali», ha esordito Marsilio, «sono l’iniziativa che corona il buon lavoro svolto dal commissario Miccio che è riuscito a spendere tutti i fondi del Pnrr. La Regione è pronta ad impegnarsi, in caso di assenza di proposte private, con l’individuazione di una zona franca di gestione pubblica». Con quest’ultima iniziativa il deposito delle merci e le attività di trasformazione godranno di benefici fiscali (esenzione dazi e Iva), riducendo i costi che incidono in maniera significativa sul budget d’impresa. L’avviso pubblico (vedi su https://abruzzo.zes.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/avviso-pubblico/) è finalizzato a individuare soggetti privati interessati a gestire una zona franca fra quelle disponibili nel perimetro dell’area Zes.
Gli operatori interessati dovranno far pervenire la domanda entro il 15 settembre 2023. Ma se non vi dovessero essere risposte da parte di privati, la legge prevede che il Comitato di indirizzo (nel caso dell’Abruzzo composto da Miccio, Marsilio, Giuseppe Savini dell’Arap ed i delegati del Mit e della Presidenza del Consiglio) possa formulare una propria proposta con una zona franca, come si diceva, ricadente in un un’area pubblica. Le proposte pervenute, sia private che pubbliche, devono essere approvate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. «L’istituzione della zona franca», ha quindi affermato Miggiano, «è in linea con l’obiettivo dell’Agenzia di semplificare l’attività di impresa e favorire lo sviluppo economico del territorio».
Miggiano ha poi aggiunto elementi tecnici: «La costruzione di una zona franca è un lavoro sartoriale, si fa tenendo conto delle reali esigenze delle aziende e delle aspettative future». Per Miccio è «Un altro significativo passo avanti rispetto agli obiettivi che il legislatore ha posto in capo alle Zes: oltre all’autorizzazione unica, alle opere infrastrutturali che garantiscono intermodalità e ammodernamento delle aree portuali e interportuali, opere tutte in gara, anche le zone franche. In quest’ultimo caso siamo di fronte ad un beneficio economico di notevole portata per molte aziende che importando materie prime o semilavorati e esportando prodotti finiti hanno necessità di movimentare merci in tutte e due le fasi. Passaggi che hanno costi. La zona franca è appetibile anche per aziende che non sono in area Zes ma che possono accedervi per lo stoccaggio dei propri prodotti».
Di seguito i principali benefici delle zone franche doganali: deposito e stoccaggio, senza limiti temporali, delle merci estere (non unionali) introdotte nel territorio doganale dell’Ue in sospensione dal pagamento dei diritti doganali (dazi/Iva); lavorazioni di trasformazione/assemblaggio sfruttando il regime doganale speciale del traffico di perfezionamento attivo; possibilità di effettuare manipolazioni usuali; semplificazioni delle formalità doganali di presentazione in dogana delle merci; e la possibilità di non precludere l’utilizzo dell’area ad altri operatori economici intenzionati all’utilizzo del regime di zona franca. (l.c.)