Zes unica: Pd e Cgil vanno al contrattacco

Fina ai parlamentari di Fdi: «Decreto sbagliato, le assunzioni negate all’Abruzzo sono necessarie»
L’AQUILA. La politica non è ragioneria ma deve saper intervenire se un decreto, corretto nella forma, penalizza l’Abruzzo. E la strada c’è. Questa è la sintesi del terzo atto dello scontro elettorale tra Fratelli d’Italia e Pd esploso dopo l’approvazione del Decreto Sud da parte del Governo Meloni.
«La replica dei parlamentari abruzzesi di Fdi, Sigismondi, Liris e Testa, sulla questione della mancata assunzione di personale per l’Abruzzo, ha una marcata aggressività nei miei confronti che mi spiace ma che denota un nervo scoperto. L’unico loro obiettivo è quello di sviare l’attenzione. Perché è evidente che la sostanza non cambia: la nostra regione è penalizzata dalle scelte del governo a trazione Fratelli d’Italia sulla Zes unica». Così esordisce Michele Fina, senatore del Partito Democratico, nella sua risposta.
«È corretto da parte loro, ma solo da un punto di vista formale, distinguere tra Regioni del Sud in ritardo di sviluppo (che avranno 2.200 assunzioni, ndr) e Regioni in Transizione, come l’Abruzzo, (a cui per legge non spetta nulla, ndr), ma è furbesco omettere, nella ligia precisazione burocratica degli strumenti, che se ci fosse la volontà politica sarebbe possibile assumere personale anche in Abruzzo, sebbene utilizzando altri fondi e altre modalità. Non solo è possibile, ma è necessario, visto che la nostra Regione, e i Comuni abruzzesi, sono fortemente sguarniti di personale per la gestione dei fondi della programmazione europea. Sarebbe quindi auspicabile». Così sottolinea Fina che dà la sua controstoccata finale a chi, due giorni, lo ha tacciato di non saper leggere le norme: «Che i parlamentari abruzzesi si occupassero di più e con maggiore concretezza e obiettività della loro regione», esclama, «invece di difendere gli errori commessi dal loro partito».
In difesa dell’Abruzzo, scendono in campo anche il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, e il segretario della Fp Cgil Abruzzo Molise, Luca Fusari. La loro premessa: «Il Decreto prevede il rafforzamento della capacità amministrativa delle regioni del Sud», dicono i due leader del sindacato, «escludendo la Regione Abruzzo ed i comuni abruzzesi dalla possibilità di assumere a costo zero, fino al 2030, centinaia di funzionari per il rafforzamento delle competenze in materia di politiche di coesione e di spesa dei fondi comuni europei. Allo stesso tempo non sono destinate risorse per la stabilizzazione dei tecnici già assunti, sempre con i fondi coesione e che sono all’ultimo anno di contratto».
Quindi il dato di fatto: «L’Abruzzo, che ha già enormi carenze di personale necessario alla gestione dei fondi europei, perderebbe l’occasione di rafforzare la sua capacità di programmazione e di spesa di tali ingenti risorse oltre a perdere, a scadenza del contratto, le professionalità dei pochi tecnici rimasti negli Enti territoriali. La situazione», aggiungono, «è ancora più critica nei piccoli e micro comuni abruzzesi».
Arriviamo dunque alla critica rivolta a Fdi, il partito del ministro Raffaele Fitto che ha proposto il Decreto Sud: «Il fatto che l’articolo 20 del decreto utilizzi risorse di cui l’Abruzzo non può beneficiare», affermano Ranieri e Fusari, «non significa che sia vietato trovare altre fonti di finanziamento per il rafforzamento amministrativo della nostra regione».
E infine la proposta che, nei fatti, è una messa alla prova della politica abruzzese, quella però che non si limita alla ragioneria delle norme: «La Cgil Abruzzo Molise e la Fp Cgil Abruzzo Molise chiedono all’esecutivo Marsilio e ai parlamentari abruzzesi di sollecitare con forza il Governo perché modifichi il Decreto prevedendo nuovi strumenti per la stabilizzazione dei precari e l’assunzione di personale anche nella Regione Abruzzo». Vediamo che cosa accade. (l.c.)
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