È morto l’ex assessore Di Felice «Punto di riferimento ai Colli»

13 Giugno 2023

Consigliere comunale fino al 1993, aveva 85 anni. Oggi alle 15,30 l’addio alla Madonna dei Sette dolori La figlia Sara: «Un esempio per tutti. Il suo ultimo desiderio, la bandiera democristiana sulla bara»

PESCARA. Il suo ultimo desiderio era essere avvolto, nella bara, dalla bandiera democristiana. Umberto Di Felice, 85 anni, politico Dc della vecchia guardia, ex assessore alla Sanità al Comune di Pescara e consigliere fino al 1993, è morto ieri mattina alle 9 nella sua casa di via del Santuario, ai Colli. Le sue condizioni di salute erano precarie da circa un anno. Lascia la figlia Sara e il nipotino Lorenzo, 5 anni, a cui era legatissimo. La moglie, Marina Pacifico, è morta nel 2003. I funerali di Di Felice, originario di Montesilvano dove era nato il 24 agosto 1937, si terranno oggi alle 15.30 nella basilica della Madonna dei Sette Dolori ai Colli, il quartiere dove aveva scelto di vivere, far crescere e portare avanti la sua militanza politica. Negli anni '70 era a capo della sezione “Di Cola” ai Colli. Era molto vicino a Ugo Crescenzi, ex presidente del Consiglio regionale e deputato, morto il 9 gennaio 2017; a Peppino Quieti, altra figura storica della Dc regionale scomparsa nel febbraio 2021, e poi Nevio Piscione e Pino Ciccantelli con il quale ha attraversato i momenti più bui di Tangentopoli. «A queste figure mio padre era molto legato», rammenta la figlia Sara, farmacista in via D’Annunzio, «il suo ultimo desiderio era avere sulla bara la bandiera democristiana» rintracciata a Catignano con l’aiuto di Licio Di Biase e messa a disposizione dal suo possessore, Gabriele Piermattei. «Era una persona schiva, ma molto buona di carattere. Gli mancava molto stare in mezzo alla gente come ha fatto tutta la vita, ma nell’ultimo anno le sue condizioni di salute sono state difficili. Il mio papà è stato un esempio per la famiglia e per tanti giovani», soprattutto dei Colli.
«Umberto Di Felice era l’amministratore comunale dei Colli», ricorda Licio Di Biase, «quando ho cominciato la mia carriera politica, a 18 anni, nel 1975 ero consigliere di quartiere della Dc, lui era il leader della Democrazia cristiana dei Colli. Era a capo della sezione “Di Cola” che si trovava tra via del Santuario e via Rigopiano, in una zona che chiamavano “marsciallitt”. Avevo 15 anni meno di lui, talvolta sono entrato in contrasto con lui che era l’uomo di potere della sezione. Io volevo un partito più dinamico per cui, in seguito, fondai un movimento giovanile». Ma non è mai mancato il rispetto dei ruoli: «Era disponibile, sempre in trincea per dare risposte alle esigenze dei cittadini», prosegue Di Biase, «con Crescenzi, che era persona molto riflessiva e lui di carattere pratico, aveva fondato un centro studi, il Cari, in corso Umberto, dove programmavano le attività politiche. Era anche amico di mio zio, l’artista Luigi Baldacci, esponente di sezione. È stato un politico che si dedicava con attenzione alle problematiche della gente dei Colli». Nel 2013 aveva rivelato in una intervista al Centro di essere uscito indenne da un ictus e un infarto denunciando però i mali delle lunghe liste d’attesa. Lo ricorda anche Francesco Carota, presidente del consiglio di quartiere tra il 1998 e il 2008: «Umberto ci diceva di essere sempre coerenti con le proprie idee».