È morto Marini, anima di politica e sindacato

L’ex presidente del Senato si era ammalato di Covid all’inizio di gennaio Il virus non lo ha risparmiato. Aveva 87 anni, domani i funerali a Roma
L'AQUILA. L'Abruzzo perde un politico autentico. Un uomo delle istituzioni, ironico, schivo, determinato. Protagonista indiscusso della vita del Paese nell'ultimo mezzo secolo: il personaggio abruzzese che è arrivato più in alto sulla scena politica, con una parabola ascendente che lo ha portato dalla segreteria generale della Cisl alla seconda carica dello Stato, la presidenza del Senato. Sfiorando, nel 2013, il Quirinale. Franco Marini, 87 anni, si è spento ieri nella clinica romana, Villa Mafalda, dove era ricoverato da qualche giorno. All'inizio di gennaio era risultato positivo al Covid-19. Curato all'ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, era stato dimesso il 27 gennaio scorso. Poi, un improvviso peggioramento delle condizioni di salute. Il "lupo marsicano", appellativo cucito addosso per quella fama da duro con un cuore da mediatore, che lo ha accompagnato per l'intera carriera, ha ceduto il passo. Originario di San Pio delle Camere, borgo di appena 700 anime nel verde della Valle Subequana, in provincia dell'Aquila, Marini ha incarnato lo stile più autentico del politico filosofo. Uno degli ultimi cavalli di razza dello Scudo crociato.
VITTIMA DEL COVID
La pandemia non lo ha risparmiato. Il primo a dare la notizia della sua scomparsa, con un tweet, l'amico Pierluigi Castagnetti che ha ricordato «l'uomo integro, forte e fedele». Per tutta la giornata si sono susseguiti i messaggi di cordiglio, dalle più alte cariche dello Stato, primo fra tutti il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai politici uniti in un cordoglio bipartisan, alle istituzioni locali e ai tanti amici abruzzesi. I funerali verranno celebrati domani, alle 11, a San Roberto Ballarmino, nel quartiere Parioli, a Roma, in forma strettamente privata. La cerimonia sarà officiata dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili. Oggi sarà aperta, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17, la camera ardente nella casa di cura romana Villa Mafalda. Marini sarà sepolto a San Pio delle Camere, accanto alla moglie Luisa D'Orazi, venuta a mancare nel 2012.
UMILI ORIGINI
Abruzzese verace, autentico e un po' rude: l'immagine che Franco Marini lascia ai posteri, il bavero sollevato e la pipa spenta tra le labbra, disegna i contorni di un uomo dalla statura politica elevata, ispirato nel suo agire dai valori del cattolicesimo democratico che hanno animato il suo intero percorso istituzionale. Lascia il figlio Daniele, 40 anni, ingegnere delle telecomunicazioni, che vive e lavora ad Edimburgo. Quello con la moglie Luisa è stato un sodalizio durato oltre 50 anni: la perfetta sintesi, come lui stesso ha sottolineato più volte raccontando scorci inediti della sua vita privata, lontana dai riflettori della politica, «tra un democristiano doc e la figlia fieramente laica di genitori comunisti». Marini ha mantenuto sempre vivo il legame con la terra d'origine: a San Pio delle Camere, dove il sindaco Pio Feneziani, ha dichiarato il lutto cittadino, tornava ogni estate e per le vacanze di Natale, in un rituale interrotto solo nel 2020, a causa della pandemia.
L'ASCESA POLITICA
Il sindacalista del popolo, il difensore dei lavoratori. È Giulio Pastore, fondatore della Cisl, a notare quel giovane volitivo e impegnato e a prenderlo sotto l'ala protettrice. Nel 1985 diventa segretario nazionale della Cisl. Poi, l'ingresso in politica, con una sequenza di incarichi e successi: ministro del Lavoro nel 1991 con il Governo Andreotti, parlamentare europeo nel 1999 e nel 2006 presidente del Senato. Nel medagliere di una carriera brillante restano vuote due caselle: è il 30 gennaio 2008 quando Marini fallisce il mandato esplorativo affidato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la formazione del nuovo Governo. L'amarezza più grande, la mancata elezione a Presidente della Repubblica, nel 2013, nella corsa al Quirinale. Traguardo solo sfiorato.
PIPA E CRAVATTE
Pochi giri di parole e niente salotti romani. Marini era un uomo concreto. Vacanze all'isola del Giglio, dove aveva acquistato una casa, e sulle montagne abruzzesi, che gli erano rimaste nel cuore. Lui, ufficiale degli alpini, amante dello sci alpinismo, portava con fierezza il cappello con la penna nera. Unici vezzi: la pipa e le cravatte colorate, cangianti e vistose, indossate negli anni del sindacato. La politica come passione e le battaglie sociali, il testamento del suo impegno democratico, moderato e popolare.
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