È morto Scudieri: addio all’avvocato della mala pescarese

Il legale si è spento all’età di 80 anni, oggi i funerali Il ricordo del figlio: ha lavorato fino all’ultimo, era un attore
PESCARA. Ha lavorato fino all’ultimo: venerdì ha finito di scrivere un appello per un processo su un giro di assegni falsi e poi, sabato, giorno della scadenza dei termini, ha fatto partire la memoria per la Corte di Cassazione. Ma l’avvocato Angelo Scudieri, penalista con 56 anni di carriera alle spalle, non saprà mai come andrà a finire l’ultima causa della sua vita: l’avvocato della mala pescarese è morto, lunedì scorso, all’età di 80 anni nella sua casa di via Teramo. Oggi alle 11,30 nella chiesa dello Spirito Santo, a Pescara, ci saranno i funerali. A seguire, la salma dell’avvocato sarà tumulata nel cimitero di Lama dei Peligni, paese di origine di Scudieri.
Iscritto nel foro di Chieti, Scudieri è stato uno degli avvocati più noti tra gli anni Settanta, Ottanta e Novanta quando sulla sua scrivania si incrociarono i processi sui fatti di cronaca nera più importanti avvenuti a Pescara e non solo: seguì anche il caso della Banda Battestini con una clamorosa rapina in centro finita tra gli spari e, poi, la strage di piazza della Loggia a Brescia quando il terrorista neofascista Ermanno Buzzi gli anticipò con una lettera-testamento la sua decisione di uccidersi in carcere.
Una toga d’oro rimasta sempre fedele alla sua adorata macchina da scrivere: non l’ha mai abbandonata per passare al computer. Prima scriveva a mano e poi, ad atti pronti, ripassava in bella copia.
Scudieri lascia la moglie Giuliana, con la quale è stato sposato per 53 anni, e i figli Giovanni, avvocato civilista, e Maria Concetta. «Doveva fare l’attore», racconta proprio il figlio Giovanni, anche lui avvocato come il nonno e il padre, «quando c’erano i processi con lui, le persone venivano in tribunale per assistere come se si trattasse di uno spettacolo. Anche tra i ragazzi c’era chi faceva addirittura filone per sentire le sue lunghe e appassionate arringhe. Era un tipo particolare, aperto, gioviale, molto attivo: ovunque andasse dopo due minuti conosceva già tutti. E poi era un grande lavoratore: la scorsa estate si è fatto portare a un processo a Campobasso anche se ormai sulla sedia a rotelle».
Biondo, atletico, trascinatore e brillante, secondo i racconti dei colleghi che lo conoscevano bene, «Scudieri era uno capace di arringare ore e ore dopo avere trascorso la nottata precedente a preparare il processo». E proprio quella innata dote del parlare a raffica gli ha regalato anche la notorietà televisiva: è stato spesso ospite delle trasmissioni sportive locali per parlare del Pescara. «Non appena parlava con qualcuno per un paio di minuti», sottolinea il figlio, «sembrava che si conoscessero da sempre. Era un accentratore».
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