È morto Walter Angelozzi: 83 anni, commerciante storico

P ESCARA. Un grande lavoratore, ma anche un uomo socievole, brillante, legato alla famiglia, ai nipoti. Una persona dal cuore grande, che aiutava chi ne aveva bisogno in silenzio, senza mai farsene...
P ESCARA. Un grande lavoratore, ma anche un uomo socievole, brillante, legato alla famiglia, ai nipoti. Una persona dal cuore grande, che aiutava chi ne aveva bisogno in silenzio, senza mai farsene un vanto.
Walter Angelozzi se n'è andato a 83 anni, lasciando un ricordo dolcissimo e pieno di riconoscenza. «Il grande Walter»: è stata questa una delle espressioni usate ieri dai tanti amici che lo hanno conosciuto e che hanno saputo della sua scomparsa improvvisa. A descriverlo, a parlarne, è uno dei figli, Mirko.
Ed è impossibile non raccontare, come prima cosa, il suo attaccamento al lavoro, nel campo del commercio. «Ha iniziato giovanissimo nel settore alimentare, a 22 anni aveva già un incarico importante per un'azienda che lo faceva girare per l'Italia e questo vuol dire che gli è stato affidato da subito un incarico di responsabilità. Poi è stato rappresentante di aziende di prim'ordine, sempre in questo settore. Fino a quando, cinquant'anni fa, ha aperto una attività propria, un ingrosso di salumi a formaggi. E Pescara la battevamo davvero tutta», dice con orgoglio Mirko che parla al plurale perché nei suoi pensieri c'è sempre Carlo, il fratello, morto nel 2016, «che aveva 15 anni più di me ed è stato come un padre, il mio mito». Entrambi hanno lavorato con il padre che «poi aprì un negozio per mamma, in via Muzii».
Ma oltre a essere impegnato sul lavoro, Angelozzi ha coltivato alcune grandi passioni e cioè «i cavalli, che ha sempre avuto, i motori e quindi le automobili, che cambiava spesso, e i viaggi. Due volte l'anno partiva con gli amici, a febbraio e ottobre. E' stato in Argentina, in Africa, in Canada, in Russia», solo per dire alcune tappe delle sue vacanze alla scoperta del mondo.
«Ha avuto tanti amici che gli volevano bene» e d'altronde era «sempre allegro, gli piaceva scherzare, sapeva essere brillante, aveva la capacità di saper animare le situazioni».
E tra i ricordi che spuntano fuori dal cassetto dei ricordi di una vita, c'è quello del «trabocco celeste che lui e alcuni amici hanno fatto costruire sul molo quando quella zona era ancora degradata».
Dentro e fuori casa ha dimostrato una bontà smisurata, «perché ha sempre soddisfatto tutti i nostri desideri. E per me è stato un fuoriclasse, così come lo è stato Carlo. Facevano parte di una categoria di persone diversa, speciale. Mi hanno insegnato il rispetto per gli altri. Ed è come se avessi perso due papà». Ieri pomeriggio l'ultimo saluto, alla chiesa Cristo Re di via del Santuario. Angelozzi lascia la moglie Gemma, i figli Silvia e Mirko, le nuore Michela e Monica e i nipoti Walter, Riccardo e Francesco, ai quali era molto legato.
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