È Natale, pagato mezzo stipendio

Ennesima beffa per le dipendenti della Maiella e Morrone: siamo abbandonate
PESCARA. Nel giorno dell’ennesima prprotesta per chiedere il pagamento degli stipendi, sono partiti i bonifici per i 63 dipendenti dell’azienda speciale Maiella e Morrone che assicurano l’assistenza ad anziani, disabili e minori in 16 comuni della Val Pescara: i lavoratori hanno ricevuto metà della paga di settembre. Non è uno scherzo. È da un anno che la crisi dell’azienda speciale, un ente che si regge su contributi pubblici, resta irrisolta ma il pagamento di mezzo stipendio a un pugno di giorni dal Natale ha davvero i contorni di una presa in giro. «Mentre voi percepite la tredicesima, noi aspettiamo lo stipendio di settembre», così hanno scritto i dipendenti, quasi tutte donne, sui cartelli che ieri pomeriggio sono ricomparsi sotto la sede della Regione in viale Bovio a Pescara per ricordare ai politici che il caso non è affatto risolto. «Un altro Natale senza soldi», gridano i cartelli che le dipendenti si sono appese al collo.
«Sui conti dell’azienda», spiega Monica De Thomasis della Uil, «dovevano esserci 118 mila euro. La maggior parte è stata usata per chiudere i contenziosi con due ex dipendenti, un’altra parte è stata utilizzata per pagare le rate dei debiti con Equitalia e per i nostri stipendi sono rimaste solo le briciole».
L’azienda speciale è di proprietà della comunità montana Maiella e Morrone, un ente travolto dai debiti e già in liquidazione: «La comunità montana», dice Sandro Cacciatori della Fials, «deve versare le rate dei debiti a Equitalia, i Comuni non pagano con regolarità le proprie rette e noi non veniamo pagati». Adesso, l’affidamento dei servizi sociali all’azienda speciale è stato prorogato per il prossimo mese di gennaio: «State prorogando il piano sociale e state prorogando anche la nostra agonia», dice un altro cartello. Sì perché i lavoratori si sentono in gabbia: anche se non sono pagati, devono continuare a lavorare per forza perché se si fermassero sarebbe un’interruzione di pubblico servizio e potrebbero essere denunciati. «Siamo a un punto morto e nessuno ci dice cosa accadrà», racconta Patrizia Trebini della Cgil, «si pensa tanto a pagare i debiti provocati dai politici che stanno ancora dentro la Regione e non a noi. Sembra quasi che ogni operazione sia fatta per mascherare eventuali responsabilità». E Trebini lancia un appello a Equitalia: «Se è così disponibile a rateizzare i debiti, cominci a farlo anche con le nostre cartelle che non riusciamo più a pagare».
Dalla Regione arriva la risposta dell’assessore Pd alle Politiche sociali Marinella Sclocco: «La Regione ha provveduto a versare alla comunità montana la propria quota di competenza fin dal giugno scorso, anticipando anche risorse del Fondo nazionale quando si è presentata in tutta la sua drammaticità l’emergenza stipendi. Siamo vicini ai lavoratori. Ma è necessario ribadire», dice Sclocco, «che la Regione non ha alcuna competenza nell’erogazione degli stipendi. Comprendiamo benissimo che la Regione è un punto di riferimento politico per i lavoratori, e non a caso abbiamo portato avanti la difficile vertenza con Equitalia, ma qui la partita è essenzialmente contabile e amministrativa». Sclocco annuncia che scriverà ai sindaci «per invitarli a versare le somme dovute alla comunità montana in modo da liquidare gli stipendi».
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