È COSÌ DIFFICILE GIOCARE CON CORAGGIO?

13 Aprile 2015

di ANTONIO DE LEONARDIS Resta Baroni, come probabilmente era anche logico che fosse visto che mancano solo sette giornate per provare a giocarsi quanto meno l'accesso ai play off, c'è solo da vedere...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Resta Baroni, come probabilmente era anche logico che fosse visto che mancano solo sette giornate per provare a giocarsi quanto meno l'accesso ai play off, c'è solo da vedere se l'ultima lezione, rimediata a Frosinone, andrà ad arricchire il bagaglio, ormai pesante, degli errori da non ripetere e dunque favorire quel colpo di coda tutt'altro che impossibile che potrebbe cambiare faccia all'intera stagione.

Un discorso che chiama ovviamente in causa in prima persona proprio il tecnico e che interessa da vicino l'intera squadra.

In tutti questi mesi abbiamo sentito parlare soprattutto di modulo, della necessità di trovare "equilibrio e ampiezza”, dello "schermo" davanti alla difesa o del centrocampista che "faccia il lavoro sporco", della doppia fase degli esterni d'attacco, di coperture preventive, intensità e ripartenze.

È il linguaggio del calcio di oggi (almeno in Italia) nel quale purtroppo non sembrano trovare più posto parole come gioco e collettivo, mentalità e coraggio, la voglia di provare a fare un gol più dell'avversario piuttosto che pensare principalmente a non prenderne, ovvero l'essenza di quello che resta lo sport più amato dai tifosi di quasi tutte le latitudini. In sostanza il contorno che sovrasta e cancella la sostanza e che fino ad oggi, non a caso, ha regalato soprattutto delusioni ai tifosi biancazzurri.

Eppure di segnali che spingevano in direzione diversa, con soddisfazione generale, ce ne sono stati diversi nel corso della stagione. Dall'impresa di Coppa col Chievo alla gran partita di Crotone, dal successo di Brescia alla goleada casalinga col Frosinone capolista, dal partitone di Trapani al capolavoro di Carpi.

Comune denominatore, appunto, il coraggio e la voglia di vincere, sempre scemati purtroppo sul più bello. L'ultimo atto di questa sfiancante altalena nel corso di una stessa partita, quella di due settimane fa all'Adriatico contro il Brescia con un Pescara senza freni e da applausi nel primo tempo, impaurito e inguardabile nella ripresa per scelte tattiche evidentemente sballate.

La prova di Frosinone è stata giusto il seguito di quel secondo tempo con una squadra prigioniera delle sue paure (Zuparic a centrocampo e non Brugman o Selasi) piuttosto che sicura della sua forza e delle sue qualità.

Si spera ovviamente che sia stato l'ultimo atto e che Baroni ora faccia di tutto per non soffocare la vocazione offensiva della sua squadra, magari anche cambiando modulo che potrebbe anche essere solo un dettaglio.

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