A Gerusalemme inizia il tutti contro Froome

3 Maggio 2018

Dumoulin attacca: «La sua presenza qui non è un bene per il ciclismo». E rievoca l’indagine per doping

GERUSALEMME. Alla vigilia dell'inizio della grande avventura in rosa, la 101ª, già l'aria si taglia a fette, è rarefatta come sullo Stelvio. Basta aggiungere una quarantina di gradi e si capisce l'atmosfera che regna nella città mistica, dove si fondono ibraismo, cristianesimo, islam. E dove tutto è pronto per lo show messo in piedi da Rcs Sport che, per la prima volta nella storia, è riuscita a portare una grande corsa a tappe fuori dall'Europa. La cronometro di domani aprirà i giochi, ma in realtà la miccia è già stata accesa: ci ha pensato Tom Dumoulin a far scoccare la scintilla, nella conferenza stampa dell'antivigilia della corsa rosa, attaccando molto prima del via. «La mia squadra aderisce al movimento per un ciclismo credibile e prevede la sospensione di un corridore positivo. Io, se fossi stato in Froome, non avrei partecipato a questo Giro. La sua presenza qui non è un bene per il ciclismo. Nessuno avrebbe voluto che ciò accadesse. Debuttare al Giro con questi dubbi e incertezze non è bello, magari vincerà e, dopo poche settimane, decideranno che deve perdere il successo. Non sarebbe gradevole anche per lui». Vere e proprie secchiate di acqua bollente - visto il caldo, tutt'altro che gradevoli - sul viso del quattro volte vincitore del Tour de France. Che, non appena gli sono state riferite le parole del vincitore della corsa rosa 2017, ha replicato con una frase di sfida: «Capisco la frustrazione di Dumoulin, ma io sono qui per vincere. Io come Contador nel 2011 (allo spagnolo venne annullata la vittoria al Giro)? Credo che il suo fosse un caso diverso dal mio. Mi trovo per la prima volta ad approcciarmi a un grande giro in questa situazione, ma so di aver fatto niente di sbagliato», le parole di Froome. L'inglese venne trovato positivo alla Vuelta dell'anno scorso, dopo avere fatto uso di uno spray per curare l'asma e che conteneva Salbutamolo. Non è stato sospeso, ma ogni suo possibile successo farà discutere. Non come prima, ma di più. «Ho il diritto di venire qui e correre, voglio lottare per la vittoria e dimostrare a tutti che ho fatto niente di sbagliato. L'indagine sul mio conto sarebbe dovuta rimanere privata e, invece, è diventata di dominio pubblico», ha tuonato il capitano del Team Sky. Dumoulin si sente carico («non mi metterei sullo stesso piano di Froome, il suo palmares è molto più ricco del mio: io ho vinto un Giro e un Mondiale a cronometro, lui quattro volte il Tour e una volta la Vuelta») e non vede l'ora di misurarsi con il keniano bianco, «così finalmente saprò se sono in grado batterlo». Ieri, intanto, Pozzato è tornato a Vicenza per essere vicino al padre malato. Non farà il Giro.