A Morro d’Oro si riunisce la famiglia Bizzarri

Mino in panchina, Mario e Alessandro in campo. L’allenatore: «Non mi nascondo: voglio i play off»
MORRO D’ORO . Mino in panchina, Mario e Alessandro in campo. A Morro d’Oro si riunisce la famiglia Bizzarri. Il tecnico Mino, 52 anni, allenerà i suoi due figli per la seconda volta, dopo averli avuti entrambi al Fontanelle. I fratelli Mario, 26 anni, e Alessandro, 22, sono i bomber del Morro d’Oro che punta ai play off. «L’attaccante più forte del campionato ce l’ho io», sorride Mino, «ed è Mario. Per la Promozione è un grande colpo visti i campionati che ha alle spalle e considerando che ovunque è andato ha sempre segnato a valanga. Alessandro? Lui è più istintivo, è genio e sregolatezza, è uno che vuole vincere le partite da solo come lo ero io quando giocavo. Mario, invece, è più disciplinato tatticamente». Una cosa in comune, però, ce l’hanno. «La corsa», risponde l’allenatore biancorosso, «non mollano mai e sono sempre pronti ad aiutare i compagni. Sono due ragazzi splendidi, però se mi fanno arrabbiare non li faccio giocare (sorride, ndc)». Domenica inizia il campionato: tutti a caccia dell’Aquila. «Sulla carta i rossoblù e il Montorio 88 hanno qualcosa in più rispetto alle altre. Poi sullo stesso piano metto noi, Fontanelle, Piano della Lente, Mutignano e San Gregorio. Come ogni anno ci saranno le sorprese che potrebbero essere Amiternina, Celano, Pucetta e Pizzoli. Una cosa è certa: tante squadre si sono rinforzate, quindi sarà un bel campionato». Bizzarri ha già vinto la Promozione nel 2008-2009 con la Rosetana. «La Promozione si vince con un grande gruppo e con una società seria alle spalle. Noi non ci nascondiamo e vogliamo arrivare il più in alto possibile. Vogliamo fare i play off. A Morro d’Oro c’è una società spettacolare e i tifosi sono drogati per la squadra. C’è molta passione: prima di un derby, ad esempio, i tifosi vengono all’allenamento per caricarci. È un ambiente particolare dove le motivazioni di certo non ti mancano».
Quattro allenatori nuovi, 14 quelli confermati. «A me piace molto Corrado Giannini del Pucetta», dice Bizzarri, «sia per le sue idee di gioco sia per il suo atteggiamento. Quando si perde, molti allenatori hanno la cattiva abitudine di non darti la mano a fine partita. Lui, invece, è sempre stato un signore». Anche quest’anno ci sarà l’obbligo dei tre fuoriquota (un 99, un 2000 e un 2001): «Un regola sbagliata: se uno è bravo gioca a prescindere. Io ho giocato a 16 anni in D e allora non c’erano queste regole. Altri tempi...». (g.g.)
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