A quasi 80 anni Galigani è sempre al timone

4 Dicembre 2022

Il dg del Taranto sarà il grande ex: «In biancazzurro tanti bei ricordi. Un pari non mi dispiacerebbe»

PESCARA. Alla soglia degli ottanta anni è ancora sulla cresta dell’onda. Più che mai al timone. Direttore generale del Taranto che domani sera sarà di scena all’Adriatico-Cornacchia. Ovvero Vittorio Galigani, origini romane e tarantino di adozione. Una vita nel calcio. Conosciuto anche in Abruzzo dove ha lavorato a Pescara, Avezzano e Chieti. Da tre anni è direttore generale del Taranto e domani sarà in tribuna a Pescara. In uno stadio che è stato il suo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. «Pescara è un film, lo dico sempre. A distanza di anni solo bei ricordi in una grande piazza». Al suo fianco oggi c’è Luca Evangelisti, ds ed ex centrocampista del Giulianova, tra gli altri. Vittorio Galigani si accende quando si parla di Pescara. «Mi dispiace ci sia il Catanzaro che fa un altro campionato. Ma i biancazzurri sono forti». E poi apre l’album dei ricordi. «Sono stato a Pescara con Galeone; poi Castagner, Reja e Mazzone. Andai via, a Verona, e poi massacrarono Carletto (Mazzone, ndr) per far tornare Galeone». Era il Pescara di Scibilia. «Non solo. Ho lavorato anche con Fedele e Di Lena. Scibilia? In pochi l’hanno capito. E la sua grande amarezza era il non essere apprezzato in una piazza per la quale lui faceva tantissimo. Ma è passato tanto tempo….». I giocatori dell’epoca? «Io portai Righetti, Gelsi e Rizzolo, tra gli altri. Vendetti Gatta al Lecce e Dicara al Bari». E Galigani c’è sempre. «Il calcio è la mia vita, mi aiuta a tenermi in vita. Tre anni fa ho perso la mia compagna. È stato un colpo tremendo. Mi sono ripreso un po’ alla volta grazie al pallone. Lo faccio con entusiasmo. Diciamo che mi occupo meno della parte tecnica e più della parte gestionale». Il Taranto non è partito bene. «All’inizio sono stati commessi degli errori», osserva il dg rossoblù, «Capuano al di là di quello che può apparire è un ottimo allenatore. E per quanto riguarda certi suoi atteggiamenti credo sia anche, se non soprattutto, strategia comunicativa». Un punto in comune tra Pescara e Taranto? «Il calore e la passione della gente. Tredicimila spettatori contro il Catanzaro, questo la dice lunga. Basta poco per accendersi. Lo stesso dicasi per lo Jacovone. Il calcio è nel Dna delle due città». E domani sera? «Il Pescara è forte, se la gioca con il Crotone per il secondo posto. Noi in attesa del mercato di gennaio dobbiamo fare più punti possibile». Andrebbe bene un pari? «E perché no?». (r.c.)
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