Accuse e repliche, L’Aquila in serie D fa litigare

3 Giugno 2016

I tifosi chiedono un’assunzione di responsabilità ai dirigenti; uno dei soci, Cipriani, difende Chiodi

L’AQUILA. La ferita dell'Aquila Calcio è ancora aperta e fa male. In città non si placano le polemiche dopo la retrocessione in serie D. C'è una spaccatura tra la società e i tifosi. Da un lato i supporters che chiedono a gran voce alla società di fare mea culpa e di farsi da parte. Le accuse rivolte alla dirigenza sono soprattutto di aver "usato" L'Aquila per visibilità al fine di acquisire nuovi lavori nella ricostruzione edilizia e di aver gestito in maniera scellerata e incompetente le questioni societarie e di campo. Nelle ultime ore, inoltre, ha preso una chiara posizione anche il Supporter’s Trust che tramite un comunicato ha spiegato che «bisogna fare una profonda autocritica, azzerare l'attuale organigramma e riprogrammare il futuro con serietà, lungimiranza e trasparenza, impegnandosi a una pronta risalita nel calcio professionistico. In caso contrario, si faccia un passo indietro, magari ricercando eventuali acquirenti che possano garantire un futuro più dignitoso all'Aquila Calcio». La compagine societaria si difende dicendo che al momento non ci sono acquirenti e che le altre forze imprenditoriali della città non hanno mai aiutato economicamente il club, patrimonio di un'intera città. Lo sostiene anche il socio di minoranza Stefano Cipriani che ieri mattina è uscito allo scoperto, difendendo a spada tratta il presidente Corrado Chiodi e Massimo Mancini, vice-presidente dimissionario, e smentendo le voci di una possibile fuga: «Non siamo in fuga. Nessuno di noi ha mai speso il nome dell'Aquila Calcio per acquisire appalti nella ricostruzione, siamo coesi e solidali con il presidente e con il vicepresidente e siamo delusi dal trattamento ricevuto dopo aver dato tanto per contribuire alla rinascita di una città devastata. La delusione è grande e noi ci assumiamo le nostre responsabilità, ma invitiamo anche a spostare l'attenzione su coloro che non hanno invece fatto nulla per sostenere la squadra». I giocatori, davanti all'ipotesi di doversi allenare fino al 30 giugno come da contratto, hanno deciso di lasciare la città. Sono state ratificate le rescissioni di gran parte dei rossoblù che in cambio ha rinunciato allo stipendio di giugno. Si tratta di Bigoni, De Francesco, De Sousa, Di Mercurio, Mancini, Maccarrone, Piva, Scotti,Triarico e Zandrini. A questi si aggiungono il tecnico Perrone, il suo vice Grilli e il preparatore atletico Notarmuzi. All'appello mancano Perna, Pesoli e Stivaletta oltre al ds Battisti che sta prendendo tempo per conoscere il nuovo progetto della società. Intanto entro il 24 giugno, L'Aquila dovrà rispettare la scadenza del trimestre di stipendi per tutti i dipendenti (marzo, aprile e maggio).

Giammarco Menga

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