Acri:«Grazie Pescara, è il momento di andare»

Il ds a fine giugno lascerà dopo 3 anni: scelta sofferta ma condivisa con la società Passa il testimone a Pavone: «È la persona giusta. Repetto? Mai avuto problemi»
PESCARA. Poche parole, rare interviste e il 30 giugno i saluti finali. Il direttore sportivo Guglielmo Acri tra una settimana dirà addio al Pescara. Il suo contratto è in scadenza e non sarà rinnovato. Le strade del 48enne manager romano e del Delfino si divideranno dopo tre stagioni. Nella sua esperienza biancazzurra il navigato dirigente ex Lazio, Ternana e Salernitana ha avuto un ruolo molto importante, lavorando in tandem prima con Delli Carri e, poi, con Repetto. Nei tre anni si è dedicato soprattutto alle dismissioni, piazzando più di 60 giocatori.
Guglielmo Acri, a fine giugno lascerà il Pescara?
«Si, vado via. Tempo fa con la società ci siamo detti che a fine stagione le nostre strade si sarebbero separate. Una decisione presa insieme».
La sorprende la scelta fatta dal club che ha preso Peppino Pavone?
«Non mi sorprende, anzi è stata una mossa molto intelligente. Peppino Pavone è un decano del nostro mestiere. Un conoscitore e scopritore di giovani talenti. Il Pescara, senza un ds operativo come Pavone, sarebbe stato un club monco».
Il suo rapporto con Repetto?
«Ottimo. Giorgio è una persona per bene ed è stato un ex calciatore importantissimo. Una figura di rilievo per Pescara e, grazie al presidente Sebastiani, è tornato nel mondo del calcio con una figura manageriale».
Si sarebbe aspettato maggiore considerazione da parte del club, visto che lei è sempre rimasto dietro le quinte?
«Sono arrivato a Pescara nell'anno di Zeman per occuparmi del mercato in uscita e ho sempre lavorato in sordina. Non mi piacciono i riflettori, preferisco lavorare sodo evitando telecamere e taccuini. Per questo club ho dato il massimo, ma è finito un ciclo. Dispiace tanto, però sono cose che fanno parte del mondo del calcio».
Dicono che lei sia uno specialista del mercato in uscita.
«Mi piace lavorare e il Pescara mi ha dato una grande opportunità per dimostrarlo. Ho iniziato a lavorare al mercato in uscita con Daniele Delli Carri e, poi, ho continuato da solo. In 3 stagioni ho completato oltre 60 dismissioni, cercando in tutti i modi di lasciare una rosa snella all'allenatore di turno».
Il futuro dei biancazzurri quale sarà?
«Al Pescara non manca nulla per fare bene. C'è una proprietà solida e molto presente. Basi importanti per costruire un progetto ambizioso».
Nel campionato appena concluso, il Delfino era partito per recitare un ruolo da protagonista, ma...
«I tanti infortuni hanno compromesso l'amalgama del gruppo e l'allenatore è stato costretto troppe volte a schierare formazioni diverse».
L'errore più grande che ha commesso?
«Non essere riuscito a trattenere Federico Viviani».
Il fiore all'occhiello?
«L'impostazione della rosa dopo la retrocessione dalla A. Siamo riusciti a costruire una squadra importante limitando i contratti pesanti ereditati dal campionato precedente. In tanti hanno fatto i complimenti alla società per come ha operato sul mercato».
Squadra giovane e snella, ma non tutti i “baby” sono esplosi…
«Siamo partiti subito forte, poi una serie di infortuni ha costretto l'allenatore a puntare su giocatori pronti a discapito dei meno esperti, ma non dimentichiamoci che sono stati tanti i ragazzi impiegati da Pasquale Marino come Brugman, inventato centrocampista centrale, ma anche Zuparic, Politano e Cosic».
Padovan, Kabashi, Frascatore e Piscitella ?
«Vedrete che Padovan e Kabashi faranno strada. Padovan, specialmente, farà parlare molto di sé. Stesso discorso per Frascatore e Piscitella. Sono tutti giovani arrivati da noi dopo un lungo studio».
A proposito di studio, lei due anni fa ha messo in piedi l'area scouting.
«La rete di osservatori è stata creata 3 anni fa quando c'era Delli Carri. Lui è andato via ed io ho continuato a lavorare a questo progetto che ha portato ad ottimi risultati. Quali? Partiamo da Bjarnason e Quintero, fino ad arrivare a Politano, passando per Schiavi e Rossi. Sono tutti giocatori presi dopo un'attenta valutazione dell'area scouting. Ora partirà il nuovo ciclo e con Pavone la politica dei giovani è assicurata».
Il ricordo più bello dell'esperienza pescarese?
«Il gran rapporto avuto con tutti. Ringrazio la società e il presidente per l'opportunità che mi è stata data, ma non voglio dimenticare tutti i dipendenti come l'addetto stampa, i magazzinieri, lo staff medico e tutti gli impiegati che lavorano in sede. Non dimenticherò mai il sorriso di Vincenzo Zucchini, una persona splendida che ha dato tanto alla storia del Pescara».
Il suo futuro?
«È tutto da scrivere. Al momento non c'è nulla di concreto». (l.d.m.)
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