Addesi orgoglio abruzzese a Rio

Ciclismo paralimpico, l’azzurro di Torrevecchia: «Felice per il bronzo di Tarlao»
LANCIANO. Una vita da gregario. E' il titolo, storpiato, di una celebre canzone di Ligabue, che ben si adatta a descrivere la carriera dell'unico atleta abruzzese (sia pur d'adozione) presente alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro, che si sono concluse domenica con un record di medaglia (ben 39) per l’Italia. L'atleta in questione è il 40enne ciclista Pierpaolo Addesi, reduce in Brasile da un sesto (nella crono) e un settimo posto (nella prova in linea). Nessun podio, ma un ruolo determinante nel bronzo conquistato, sabato, dal compagno di squadra azzurro Andrea Tarlao. «È stata», racconta lo stesso Addesi, «una gara studiata a tavolino. Dopo una fuga a tre durata fino al 60° km, mi sono sentito con Andrea, per poi tenere l'andatura sino ai piedi dell'ultima salita per farlo arrivare in condizioni ideale nella parte finale della corsa. Una tattica che ha dato i suoi frutti, alla luce del bronzo da lui centrato, così come io sono più che soddisfatto del mio settimo posto». La storia si ripete, dopo l'oro ottenuto da Triboli, a Pechino 2008. «E' vero, ed è per questo, che non considero affatto riduttivo il termine gregario. Del resto è quello il mio ruolo, che penso di aver sempre svolto al meglio». E che non gli ha comunque impedito, in carriera, di togliersi diverse soddisfazioni personali, a cominciare dalla maglia azzurra, che veste praticamente dal 2005. Quanto ai risultati, oltre alle due Paralimpiadi, nel suo palmares figurano ben nove partecipazioni ai Mondiali, un argento ed un bronzo, sia ai campionati Panamericani che in Coppa del Mondo, oltre a quattordici titoli italiani (tra strada e crono) ed i successi (tredici) ottenuti in gare di Coppa Europa. Unica nota stonata, di questa sua seconda Paralimpiade, il dramma vissuto, sia pur indirettamente, per la morte (a seguito di una caduta) dell'iraniano Golbarnezhad, sabato scorso. «Siamo praticamente partiti assieme», ricorda Addesi, «tant'è che prima del via abbiamo anche scherzato per i colori della sua divisa, identici alla nostra bandiera. Quando ho saputo la notizia, sono rimasto senza parole...». La chiusura è dedicata ad un pensiero personale, che l'atleta residente a Torrevecchia Teatina ha postato, nei giorni scorsi, sulla propria pagina di Facebook, raccogliendo centinaia di consensi. Questo il testo integrale: "Gente senza un braccio, gente senza due braccia, gente senza una gamba, gente senza due gambe e infine gente senza gambe e braccia. Questa è una Paralimpiade. C'è chi mangia con i piedi, chi smanetta con i piedi il cellulare, chi con i piedi si sistema i capelli. Ma c'è una cosa in comune per tutti: il sorriso stampato sui volti e una grande gioia di vivere! Questo mondo mi appartiene. Questo mondo mi affascina e ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di farne parte!». (s.d.c.)
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