Addio a Franchi, il gregario di Bartali

31 Ottobre 2018

Oggi ad Alba Adriatica i funerali del primo abruzzese vincitore di una tappa del Giro d’Italia scomparso a 95 anni

ALBA ADRIATICA. Gregario nel ciclismo, campione in famiglia. Così i propri cari ricordano Franco Franchi, il corridore di Poggio Morello di Sant’Omero scomparso ieri, a 95 anni (compiuti il primo settembre scorso), alla vigilia della presentazione dell’edizione numero 102 del Giro d’Italia in programma oggi pomeriggio. Era il più anziano vincitore di tappa della corsa rosa ancora in vita. Se n’è andato serenamente nell’abitazione di Alba Adriatica tra l’affetto delle figlie Lorena e Gina e dei nipoti. Questa mattina alle ore 9,45 il funerale nella chiesa di Sant’Eufemia, ad Alba Adriatica. Franco Franchi per anni, nell’immediato Dopoguerra, è stato un gregario di Gino Bartali. Professionista dal 1949 al 1956, testimone di un ciclismo che non c’è più. Lo chiamavano il “mugnaio di Poggio Morello”, dal momento che i genitori possedevano un mulino lungo il torrente Salinello. Nel 1950, il 28 maggio, il successo nella Genova-Torino (quel giorno Magni lo lasciò andare con Alfredo Pasotti, Livio Isotti e un terzo che poi si staccò), il primo conquistato da un corridore abruzzese al Giro d’Italia. Per sei anni ha corso con Bartali. Uno scalatore tenace. Franco Franchi iniziò a correre con Bertino, suo fratello. «È stato un professionista di spessore, specialmente in salita», amava ricordare. «In una tappa del Giro, la Roma-L’Aquila, staccò perfino Coppi sulla salita di Ovindoli. Però tendeva a distrarsi dalla sua attività...».
La storia. Franchi nel 1948 è diventato corridore dilettante. È passato al professionismo nel 1949, con la Frejus di Torino; nel 1950 con la Taurea; nel 1951 e 1952 corre con Magni nella squadra Ganna di Varese; gli ultimi tre anni, dal 1953 al 1955, con la Bottecchia di Vittorio Veneto. Ha corso sei Giri d’Italia, due Tour de France (nel 1951 e nel 1952 con la squadra nazionale italiana), tre Giri di Svizzera. Nel 1955 l’addio alle corse; nel 1990 è stato insignito del titolo di cavaliere della Repubblica. È stato testimone diretto del passaggio della borraccia tra Coppi e Bartali, sul Tourmalet, nel Tour de France del 1952 che ancora oggi fa parlare e discutere il mondo del ciclismo. «Fu Coppi a passare la borraccia a Bartali», aveva raccontato ad amici e parenti. E nell’abitazione di Poggio Morello c’è ancora oggi la gigantografia di Coppi e Bartali che si scambiano la famosa borraccia con la dedica a Franchi firmata da Gino Bartali. Che fino all’inizio degli anni Novanta è stato spesso ospite a casa Franchi. Due personaggi - Coppi e Bartali - diversi anche agli occhi di Franco Franchi. «Coppi era un brav’uomo», il ricordo tramandato a figli e nipoti, «sempre tranquillo anche in corsa. Bartali era una persona squisita, ma quando s’infilava pantaloncini e maglietta si trasformava; la grinta sportiva prendeva il sopravvento e più nessuno poteva avvicinarlo. Era intrattabile».
Gli aneddoti. Un gregario prezioso, questo è stato Franco Franchi, uno che andava bene in salita. Fiorenzo Magni è stato un suo capitano, ma il “mugnaio di Poggio Morello” non ha esitato a rompere i rapporti per via di un episodio accaduto nel 1952 al Tour. «Mi fermai per riempire la borraccia», ha raccontato spesso lo scalatore classe 1923, «feci una fatica enorme per rientrare in gruppo e quando gliela passai la gettò via perché l’acqua era troppo calda. Ci rimasi malissimo». A tal punto che gli ha detto: «D’ora in poi, amico mio, se vuoi l’acqua te la vai a prendere». Fine delle trasmissioni, anche a distanza di anni Franchi non ne ha voluto sapere di Magni che pure aveva fatto un tentativo distensivo per mettere una pietra sopra l’accaduto.
A figli e nipoti ha tramandato ricordi bellissimi di quando era dilettante, «perché si era liberi di dimostrare le proprie potenzialità»; meno del mondo professionistico «per l’eccessivo vincolo derivante dagli ordini di squadra».
Franchi dopo aver smesso di correre (era l’anno 1955), ha iniziato la carriera di rivenditore di automobili, aprendo un autosalone all’Aquila. Successivamente, ha lavorato anche per conto dell’imprenditore Edoardo Rabbi, esclusivista di veicoli industriali e automobili per Teramo, Ascoli Piceno e Pescara.
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