Addio a Tavecchio, l’ex presidente Figc tra gaffe e riforme

29 Gennaio 2023

MILANO. Trentanove mesi da presidente della Figc - da agosto 2014 e novembre 2017 - che Carlo Tavecchio, scomparso a 79 anni nella notte tra venerdì e sabato, all'ospedale di Erba per una polmonite,...

MILANO. Trentanove mesi da presidente della Figc - da agosto 2014 e novembre 2017 - che Carlo Tavecchio, scomparso a 79 anni nella notte tra venerdì e sabato, all'ospedale di Erba per una polmonite, ha vissuto pericolosamente. Era nato nel '43 a Ponte Lambro (Como), cittadina di cui fu sindaco per quasi vent'anni, dove risiedeva e dove domani si svolgeranno alle 15 i funerali. La politica era una sua passione, ma è nel calcio che raggiunse la notorietà. Tra gaffe, riforme, un buon europeo e una storica mancata qualificazione al mondiale del 2018, che gli costò le dimissioni. Non furono tre anni facili quelli dell'ex n.1 dei Dilettanti (Lega che guidò dal 1999 al 2014), approdato alla guida del calcio che conta. In principio fu lo scivolone su 'Opti Poba’, poi arrivò la gaffe sugli «ebreacci». In mezzo però un percorso virtuoso di riforme, il rivoluzionario via libera alla Var, fino alla rielezione del marzo 2017 che sembrava aver blindato il mandato del quadriennio. Ma il mondiale senza l'Italia diede il colpo di grazia alla leadership di Tavecchio. Un percorso a ostacoli, il suo, dopo aver raccolto i cocci di una federazione azzerata dopo il flop ai mondiali 2014. Che l'era di Tavecchio in Figc fosse nata all'insegna della polemica si vide subito. Quell'Optì Poba che mangiava le banane in un discorso contro il crescente numero di stranieri e di cui si scusò, lasciando però a critici e detrattori un argomento buono per metterlo sotto accusa. Tavecchio divenne comunque presidente della Figc e iniziò il lavoro del post Mondiale, ingaggiando Antonio Conte alla guida dell’Italia. Contratto innovativo, con diritti di immagine inclusi, intervento dello sponsor. L'Italia riparte e si qualifica in anticipo agli Europei. Torneo continentale in cui quell'Italia finisce ai quarti. La Figc di Tavecchio esce rafforzata dall'Europeo e lavora ai cambiamenti normativi: vara il tetto alle rose con indicazioni precise sul numero di italiani e provenienti dal vivaio. È il primo passo delle riforme, che prosegue con le norme sul fair play finanziario e il lancio dei centri federali; ma al centro c'è la madre di tutte le riforme, la riduzione della serie A a 18 squadre, lanciata e subito incagliata. Rieletto il 6 marzo, dopo aver battuto lo sfidante Abodi, Tavecchio sperava di essersi messo alle spalle i guai peggiori. Restavano quelli delle Leghe: commissario di quella di A ha cercato di scavallare anche gli ultimi ostacoli. Ma il peggio doveva arrivare: per scongiurarlo aveva definito un'apocalisse l'eventualità che l'Italia non andasse ai mondiali. L'incubo invece diventa realtà, tra le lacrime del ragioniere di Ponte Lambro. «Un dirigente innovativo», è il ricordo di Gabriele Gravina, presidente della Figc Che ha disposto un minuto di raccoglimento alla memoria su tutti i campi di calcio.
Roberto Di Noia