Addio Enrico Graziani, ds vincente e talent scout

A 76 anni è morto a Città Sant’Angelo il dirigente ex Pescara, Lanciano e Chieti Conquistò promozioni con la Vis Pesaro, il Teramo e il Frosinone. Oggi i funerali
CITTÀ SANT’ANGELO. Schivo, scaltro, intelligente e competente. Questo e altro era Enrico Graziani, l’ex direttore sportivo e calciatore morto ieri mattina a Città Sant’Angelo, a 76 anni. Da tempo era uscito dal mondo del calcio, lottava contro un male che alla lunga lo ha logorato e sconfitto, ma non per questo il suo ricordo è evaporato. Sui social un fiume di commenti e di aneddoti da parte di suoi ex allenatori e calciatori che ne tessono le lodi di una vita vissuta all’attacco. Era il calcio che più gli piaceva. Era uno scopritore di talenti. In Abruzzo era arrivato negli anni Settanta. Giovane ala proveniente dal settore giovanile dell’Udinese. Lo acquistò l’allora patron dell’Angolana Leonardo Petruzzi su consiglio di Ulderico Clozza che poi per anni è stato anche il responsabile di Milanello. Si stabilì a Città Sant’Angelo dove è morto circondato dall’affetto della moglie Paola e delle figlie Gaia e Raffaella. Era cresciuto a Udine da genitori romagnoli. Papà nell’esercito e mamma maestra. Voce e accento inconfondibili. Arrivò come ala, poi giocò come mediano, ma la carriera da calciatore fu frenata dagli infortuni. Appese le scarpe al chiodo e iniziò la carriera da allenatore, una breve esperienza. Perché il suo destino era quello dietro la scrivania. Collaborò con il Francavilla di Emidio Luciani, poi con il Lanciano di Oliviero Mazziotti e fece il settore giovanile del Pescara. Dopo la metà degli anni Novanta l’approdo a Chieti con il patron Mancaniello. Poi, l’esperienza a Pesaro con la Vis con cui conquistò la promozione in C1, vincendo l’11 giugno del 2000 la finale play off di Arezzo contro il Rimini grazie al gol di Ortoli. Successivamente a Teramo segnò un’epoca, tra le più gloriose della storia calcistica biancorossa. Era il Teramo di Romy Malavolta e Luciano Zecchini. Quello promosso in C1 nel 2002. Portò in biancorosso Simone Pepe dalle giovanili della Roma. Poi, Simone Motta, capocannoniere della C, e Morris Molinari. Sfiorò la serie B nel 2003. Lasciò in maniera inaspettata per avviare un ciclo a Frosinone con il presidente Maurizio Stirpe (portò con sé anche lì, dopo averlo fatto a Teramo, Gianluca De Angelis), fiutando da subito le enormi capacità e forza economica che si nascondevano dietro l’uomo che, poi, è diventato anche vice presidente di Confindustria Lazio. Insieme riportarono i ciociari nella terza serie nazionale dopo 18 anni. Nel club giallazzurro Graziani ha lavorato per otto stagioni dal 2003 al 2011. Il presidente Stirpe era agli esordi ed è tutt’ora in sella. Subito la promozione in C1 col tecnico Daniele Arrigoni sul quale Graziani aveva scommesso già a Pesaro. Nell’estate 2005 Graziani affidò la panchina al giuliese Ivo Iaconi che centrò la storica promozione in B. Nel 2006/07, al primo anno nel torneo cadetto, la soddisfazione di espugnare l’Adriatico di Pescara. Frosinone fu l’ultima esperienza a certi livelli nel calcio. Poi, per un periodo restò fuori per scelta e poi iniziò la lotta più difficile. Quella che l’ha costretto alla resa ieri mattina.
Oggi alle 11,30 i funerali nella chiesa di San Francesco a Città Sant’Angelo.
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