Calcio

Addio Febbo, il gigante buono che insegnava il calcio ai piccoli

17 Gennaio 2026

Originario di Montesilvano e residente a Ortona con la compagna e la figlia, aveva 52 anni. Cresciuto nella Renato Curi, coordinava il polo Ravasco e della scuola calcio del Pescara

PESCARA. Il mondo del calcio giovanile abruzzese si stringe nel dolore per la scomparsa di Alessandro Febbo, strappato alla vita a soli 52 anni. Conosciuto da tutti come “il Gigante buono”, Febbo ha dedicato l’intera esistenza ai valori dello sport e alla crescita dei più piccoli. Originario di Montesilvano, è cresciuto calcisticamente nella Renato Curi, maglia con cui ha vinto uno scudetto giovanile.

Difensore centrale dal fisico possente e dalla correttezza esemplare, è stato poi tra i protagonisti della vittoria del campionato di Promozione con il Cappelle sul Tavo, confermandosi un pilastro dello spogliatoio. Proprio con l’allora presidente del club, Mario Di Berardino, aveva stretto un legame profondo, lavorando per alcuni anni come suo dipendente al bar Sprint, prima di intraprendere la carriera come agente assicurativo. Ma Febbo ha seguito poi la sua vera vocazione: la gestione di eventi e la formazione dei giovani calciatori.

È stato responsabile del settore giovanile dell’Olimpia e dell’Atletico Montesilvano, prima di assumere il coordinamento del Polo Ravasco e della Scuola Calcio del Pescara, dove fu voluto fortissimamente da Angelo Londrillo. «Abbiamo trovato l'intesa in due minuti», ricorda oggi Londrillo con commozione. La società del presidente Daniele Sebastiani, appresa la tragica notizia, lo ha salutato con una nota colma d’affetto: «Il nostro Alessandro è volato in cielo. Per oltre un decennio è stato legato anima e corpo ai suoi bambini. Perdiamo una persona meravigliosa».

Oltre alla prestanza fisica, a colpire chiunque lo incontrasse era la sua straordinaria umanità. «Grande allegria ed empatia: era un uomo molto generoso, per me un fratello minore», è il ricordo dell’amico Spartaco Cordella. Un impegno, quello verso i suoi ragazzi, portato avanti con dedizione assoluta fino al dicembre 2024, quando la malattia si è palesata costringendolo a giocare la sua partita più difficile. Alessandro divideva la sua vita tra Montesilvano e Ortona, dove viveva con la compagna Giulia e il suo amore più grande, la piccola Jennifer, la figlia di otto anni.

La camera ardente è stata allestita nell’obitorio dell’ospedale civile di Pescara, meta in queste ore di un silenzioso pellegrinaggio di amici, ex compagni e genitori dei tantissimi allievi che ha formato nel suo percorso professionale. I funerali saranno celebrati oggi pomeriggio, alle ore 15, a Montesilvano, nella chiesa di Sant’Antonio.

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