Addio Gazzoni Frascara Rilanciò il Bologna con Baggio e Signori

BOLOGNA. Il cavalier Giuseppe Gazzoni Frascara fu il presidente che rilevò il Bologna dal fallimento, lo trascinò con due promozioni in due stagioni, e guidò il club in una rinnovata stagione di...
BOLOGNA. Il cavalier Giuseppe Gazzoni Frascara fu il presidente che rilevò il Bologna dal fallimento, lo trascinò con due promozioni in due stagioni, e guidò il club in una rinnovata stagione di successi, anche internazionali, regalando ai tifosi campioni come Roberto Baggio e Signori. Entrambi furono protagonisti di un personale rilancio in rossoblù, giocando a Bologna campionati di successo. L'imprenditore dell'Idrolitina e della Pasticca Re Sole è morto ieri a Bologna, a 84 anni. Tutt’ora presidente onorario del club, era malato da tempo. Oltre che per la cavalcata dalla C alla semifinale di Uefa e per il suo rapporto con l'allenatore Renzo Ulivieri, lo si ricorderà anche come uno dei grandi accusatori di Calciopoli, lo scandalo che investì il mondo del pallone nel 2006. Il suo Bologna era retrocesso un anno prima e la sua società, che controllava il club, finì in bancarotta. Nato a Torino il 15 ottobre del 1935, Gazzoni fu amico d'infanzia della famiglia Agnelli. Dopo un master a Oxford, entrò nell'azienda del padre e si lanciò verso una carriera di successo. Fu presidente degli industriali della provincia di Bologna tra l'84 e l'89, presidente di Federalimentare e nel 1993 entrò nel calcio, rilevando il Bologna reduce dal fallimento. Gazzoni patron e Ulivieri in panchina furono un binomio magico per i tifosi: due promozioni consecutive e nel 1996 i rossoblù furono di nuovo in serie A, chiudendo al settimo posto, con la semifinale di Coppa Italia. Con Gazzoni a Bologna tornò il grande calcio e i giocatori di livello: Baggio su tutti, che con 22 reti riconquistò la nazionale ai mondiali del '98. Poi Signori, che per Gazzoni, qualche anno più tardi, firmò in diretta tv in bianco, pur di rimanere. Anni di successi e ironia, con Ulivieri, uomo di sinistra che dichiarò che non avrebbe mai votato per il suo presidente, candidato sindaco col centrodestra nel 1995.

