Addio Sarti, simbolo della grande Inter

Il mitico portiere che giocò anche nella Fiorentina è morto a 84 anni
ROMA. Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi... È come il 'do re mi fa sol', una filastrocca che contrassegnava la Grande Inter, capace di salire sul tetto del mondo. Ieri se n'è andato un altro di quegli eroi in bianco e nero, Giuliano Sarti, che Gianni Brera descrisse come «talento impeccabile del piazzamento», dotato di «attenta e costante concentrazione, tempismo perfetto, sicurezza eccezionale», dopo averlo visto per la prima volta fra i pali. Il “portiere di ghiaccio” si è sciolto in una mattina di fine primavera, un giorno prima del 53/o anniversario dello spareggio-scudetto perso nel 1964 dall'Inter a Roma contro il Bologna. Dopo essersi imposto nella Fiorentina con il primo storico scudetto nel 1955/56, e dopo nove anni di amorevole militanza viola, Sarti fu quasi costretto a trasferirsi all'Inter dall'avvento di uno scalpitante Enrico Albertosi, già nel giro della Nazionale, ma riserva del portiere emiliano. I colori viola, tuttavia, gli sarebbero rimasti sempre cuciti addosso. Con la Fiorentina sognò pure un grande trionfo europeo, nella seconda Coppa dei Campioni della storia, persa contro un leggendario Real Madrid. La consacrazione arrivò nelll'Inter, squadra-simbolo del boom economico. «A Milano arrivò da calciatore maturo e portiere affermato», ricorda Sandro Mazzola. «Io ero un ragazzino, lui e Picchi trovarono ben presto l'intesa, su quell'asse vennero costruite le fortune dell'Inter», racconta Mazzola. «Sarti è stato un grande portiere e un grande uomo, che aveva un modo tutto suo di stare in porta. Un giorno gli chiesi perché si muoveva un attimo dopo che l'avversario scagliasse il pallone e lui mi rispose di voler avere fino alla fine la percezione di quello che sarebbe accaduto. In ogni caso, si faceva trovare sempre pronto». Nell'Inter vinse tutto, ma la sua permanenza in nerazzurro si chiuse con due macchie: la sconfitta nella finale della Coppa dei Campioni 1967, contro il Celtic (in rimonta 2-1) a Lisbona e, soprattutto, l'errore del primo giugno, a Mantova, dove l'Inter perse lo scudetto per una papera proprio di Sarti, che non riuscì a trattenere un innocuo cross di Di Giacomo. L'Inter si era presentata nella città di Virgilio in vetta alla classifica e con un punto di vantaggio sulla Juve, che quel giorno vinse invece il 13° scudetto. Sarti chiuse la carriera proprio nella Juve, alla corte di un altro Herrera (Heriberto), facendo il secondo di Anzolin, nell'attesa che sbocciasse il giovane Roberto Tancredi. Non ebbe fortuna in Nazionale, malgrado fosse stato chiamato per il dopo-Corea. I funerali oggi alle 15,30 a Firenze.
Adolfo Fantaccini

