Agnelli: ho deciso io, si è chiuso un ciclo

Il presidente rende omaggio ad Allegri: «Cinque anni straordinari». Il tecnico si commuove più volte: «Fermarmi? Chissà...»
TORINO. Andrea Agnelli non ha dubbi: da quando, nel 2010, ha preso in mano la Juventus, quella di separarsi da Massimiliano Allegri è stata la decisione «più sofferta».
L'ammissione arriva nel corso di una conferenza stampa in cui il presidente bianconero celebra «un allenatore che ha fatto da solo la storia» del club, conquistando cinque scudetti in altrettanti campionati come non accadeva dagli anni Trenta. Una «storia unica», come recita anche la scritta sulla maglietta che il dirigente ha regalato al tecnico, ma che prima o poi doveva comunque finire. E allora meglio farlo al «momento giusto» e nel migliore dei modi, per evitare di rovinare quanto di buono fatto insieme. Di futuro Agnelli non parla. «Un allenatore ci sarà», si limita a dire ai giornalisti, respingendo al mittente le domande sul successore di Allegri. Il momento è tutto per il tecnico che questa sera siederà per l'ultima volta sulla panchina dell'Allianz Stadium nella gara contro l’Atalanta. «Sono qui per celebrare Max», dice ripercorrendo la storia dell'allenatore in bianconero. «Nel 2013 io e Paratici eravamo a Londra per la finale di Champions e dal nostro albergo uscì Max», ricorda. «Dissi a Fabio 'Questo sarà il nostro prossimo allenatore’; dopo 14 mesi è arrivato, accettando di allenarci tra le contestazioni generali. A Vinovo c'erano i tifosi arrabbiati, ma non sono voluto entrare dall'ingresso secondario. Il resto è storia».
Per Agnelli quelli con Allegri sono stati «cinque anni bellissimi». «Di affetto, stima, riconoscenza, lavoro», qualche sconfitta e, soprattutto «tante vittorie». Dalla «inaspettata cavalcata fino a Berlino» alle «15 vittorie di fila» dell'anno dopo e al «testa a testa col Napoli, per chiudere poi col distacco di quest'anno, «qualcosa di fantastico». Ma allora perché lasciarsi tanto più dopo che, un mese fa, aveva dichiarato che Allegri sarebbe rimasto? «Perché al di là delle dietrologie», risponde Agnelli, «al termine di un mese di riflessioni abbiamo capito che era arrivato il momento di chiudere questo ciclo». E perché più degli uomini conta la Juventus. «Tutti quanti sono utili, ma nessuno è indispensabile, da me ai magazzinieri. E la storia della Juventus deve sempre essere più grande di ogni persona», conclude Agnelli, che affida a Nedved e Paratici, e ai loro collaboratori, il compito di programmare il futuro.
La versione di Allegri. Max si è commosso in più di un’occasione davanti a squadra e giornalisti in diretta tv. «Ragazzi, così mi fate commuovere», attacca il tecnico di fronte a Ronaldo e compagni che, in piedi, lo applaudono. «Ma le lacrime no», aggiunge ritrovando il sorriso, «ho già dato ieri». E poi: «Con il presidente ho parlato, abbiamo discusso del futuro», ha detto. «La società ha fatto le sue valutazioni e ha ritenuto opportuno che l'allenatore non fossi più io».
Non c'è rancore nelle sue parole: «Nei rapporti professionali ci si può dividere, sono state scritte cose inesatte. Non ho chiesto rivoluzioni, giocatori o anni di contratto, non ci eravamo neanche arrivati. Ma si deve capire quando arriva il momento di separarsi». Meglio lasciarsi col sorriso che proseguire insieme litigando. «Bisogna festeggiare due cose. Una è la vittoria dello scudetto, l'altra è l'addio di Andrea Barzagli, il professore dei difensori. Quindi deve essere una bellissima serata, sono stati cinque anni veramente straordinari».
Un lustro che in pochi pensavano tanto bello al suo arrivo a Vinovo, il 16 luglio 2014, con i tifosi a contestarlo dopo l'addio choc di Antonio Conte. «La prima cosa che ho pensato, era che stavo calcando i campi del mio primo cavallo, Mid Summer Night Dream, che lì aveva vinto tre corse. Che avremmo fatto una grande stagione lo sapevo, infatti avevo il sorriso sulle labbra». Anni di successi, ma anche di critiche per il gioco espresso dalla squadra sull'altare del risultato, un obbligo quando si allena alla Juventus, una colpa per una parte della tifoseria bianconera. «Alla fine devi arrivare a centrare gli obiettivi, qui sai che devi vincere. Nella vita ci sono le categorie, chi vince e chi no: se non vincono mai ci sarà un motivo», si toglie qualche sassolino Allegri. «Ho avuto Cellino a Cagliari, è retrocesso una volta sola e, adesso che è tornato, ha portato il Brescia in A in un anno. È più bravo degli altri, non c'è niente da fare».
Anche i più bravi, però, possono stare fermi ed è proprio quello che farà Allegri. «Ora non so niente, so solo che domani (oggi, ndr) bisogna andare in campo e festeggiare. Il futuro lo vedremo, magari una pausa può farmi bene».
Angelo Caradonna

