Allarme Pescara, l’attacco non graffia più

Fragile e spuntato il Delfino esce dalla zona play off mostrando i suoi limiti
PESCARA. Un altro esame di maturità fallito. La sconfitta casalinga contro il Perugia spinge di nuovo il Pescara fuori dalla zona play off. Un passo indietro preoccupante anche alla luce del prossimo duro impegno in trasferta contro il Frosinone (sabato ore 15). Per un tempo i biancazzurri hanno gestito la gara con autorità, ma senza creare grossi grattacapi alla retroguardia umbra. E puntualmente è arrivata la solita distrazione difensiva pagata a caro prezzo dall’undici di Zeman che è andata al riposo in svantaggio. Nella ripresa, molti si aspettavano una reazione d’orgoglio che invece non c’è stata. La squadra non ha saputo dare continuità al gioco espresso nella prima frazione mostrando limiti tattici e caratteriali preoccupanti.
La fragilità psicologica. Non è un caso che nel corso delle prime 23 gare di campionato, quando è andato sotto, il Delfino ha recuperato il risultato soltanto due volte. È accaduto nel match casalingo contro il Palermo e la Ternana. La prima, nella sfida casalinga con i rosanero dello scorso 3 novembre, quando Brugman ha pareggiato i conti dopo le reti dei siciliani ad opera di Chochev e Nestorovski che avevano ribaltato l’iniziale vantaggio del Pescara siglato da Capone. La seconda nel 3-3 con la Ternana, dove peraltro i biancazzurri si erano portati avanti di due reti, salvo poi incassarne tre. A pochi istanti dalla fine, Valzania ha rimesso la partita in equilibrio (3-3). Per il resto, ogni volta che la squadra ha incassato un gol non ha saputo reagire.
Cercasi identità. Dopo 23 partite i biancazzurri continuano ad avere un rendimento altalenante. Risultati e punteggi che si accavallano come schegge impazzite. Leggendo i numeri del Delfino è quasi impossibile scorgere un senso compiuto. Tante reti in avvio di torneo: ben 26 nelle prime 5 gare, 14 fatte e 12 subite. Poi un calo drastico nelle successive quattro partite (5 gol, 3 segnati e 2 incassati). Score contrastanti che si sono riproposti in seguito: 8 reti realizzate e 12 subite nei match contro Pro Vercelli, Spezia, Ternana e Cesena. Poi la nuova inversione di tendenza con 4 reti fatte e 3 prese nelle gare con Novara, Ascoli, Venezia, Foggia e Perugia. Cifre che testimoniano la mancanza di identità. Ad oggi nessuno sa che tipo di squadra sia il Pescara. Più semplicemente, si può affermare che il Delfino non abbia una fisionomia precisa.
Attacco spuntato. Quattro gol realizzati nelle ultime cinque partite e Stefano Pettinari all’asciutto da oltre un mese e mezzo. Il capocannoniere biancazzurro (12 reti) non segna dallo scorso 8 dicembre a Cesena. Peggio ha fatto Christian Capone (5 gol in campionato) che non buca la porta avversaria da più di due mesi. L’ultimo acuto del giovane di proprietà dell’Atalanta risale al 18 novembre nel 3-1 rifilato alla Pro Vercelli. Infine, l’altro interprete del tridente offensivo, Leonardo Mancuso, negli ultimi tre mesi è andato a segno soltanto una volta a Foggia. E dalla panchina non c’è stato nemmeno un minimo di supporto con Cappelluzzo, Bàez ancora all’asciutto. In attesa del rientro di Falco, bisogna chiedersi se l’arrivo di Bunino basterà a colmare le lacune di un reparto che finora non ha brillato. I dirigenti lavoreranno fino a mercoledì sera alle 23 per completare l’opera di sfoltimento e magari potenziare la rosa con un altro acquisto. Certo è che le partenze di Zampano, Benali e Ganz hanno impoverito il bagaglio tecnico dell’organico, anche se i tre non ha dato un forte contributo alla causa. Comunque sia, resta la sensazione che la squadra vista venerdì contro il Perugia non abbia grandi chance di arrivare in alto.
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