Allen: Roseto ti amo, ma vorrei giocare in Nba

28 Maggio 2016

Basket, la guardia americana dagli States: «Ho vissuto una stagione esaltante, ora lavoro sodo per realizzare questo sogno, altrimenti ritornerò in Europa»

ROSETO. Mentre gli Sharks sono fermi in quella pausa di riflessione ordinata da Peppe Di Sante, c’è un ragazzo dall’altra parte dell’Atlantico, che ha un pezzo di Roseto nel cuore: Bryon Allen. Il giocatore, ripartito una settimana fa alla volta del Maryland (Usa) di questa sua prima esperienza in Italia, via internet ha raccontato: «Abbiamo vissuto una grande stagione, sono contento perché abbiamo reso felice una città, allungare il campionato andando ai play off è stato bellissimo, si respirava un entusiasmo contagioso, ed io sono orgoglioso di esserne stato parte». L’Alieno ad un certo punto si era messo pure in testa di vincerlo quel campionato: «Ci credevo, ma del resto io per mentalità gioco sempre per vincere; purtroppo non è andata come speravo, ma almeno abbiamo regalato una grande soddisfazione ai tifosi». Il basket è uno sport di squadra, ma non si può negare che il suo impatto in A2 sia stato qualcosa di unico: lo certificano i numeri, che l’hanno incoronato come miglior marcatore della A2 Est, alla media di 23,2 punti per partita: «Sono andato bene, è vero, ma sento che avrei potuto fare di più: in realtà non ho interesse per i successi individuali, ho imparato che contano solo quelli di squadra». Era arrivato dalla Polonia a fari spenti l’estate scorsa; poi, dopo il rodaggio, è andato in crescendo, convincendo tutti gli addetti ai lavori, che si sono precipitati a chiederne le credenziali: «Tutto frutto del duro lavoro», ha risposto il velocissimo atleta di colore. «Del resto qui dalle mie parti si usa dire che il duro lavoro batte il talento, quando il talento non lavora sodo». E poi spara altissimo: «Il mio obiettivo è di dominare nel gioco, e di dimostrare a tutti di avere talento». Ma in che cosa deve ancora perfezionare il suo gioco? «Facile, in tutto, sono un incontentabile».

Una condizione indispensabile per prendersi il suo sogno, la Nba: «Mi piacerebbe, non lo nego, sono nelle mani del Signore, lui sa quando verrà quel momento, intanto io lavoro sodo per vivere il mio sogno» ha spiegato convinto. Con Roseto si è già salutato: «Ho imparato ad amare questo posto, ci sono persone meravigliose che amano il basket e la squadra, pronti ad incitarla sia che si vinca che si perda, sempre cantando a squarciagola. Proverò la carta Nba, altrimenti tornerò in Europa: la voglia è di giocare al livello più alto possibile, amo mettermi sempre alla prova. Ma Roseto è dentro il mio cuore, e dico a tutti i tifosi che ci rivedremo prima o poi. Anzi chissà, magari torno l’anno prossimo», conclude divertito, lasciando in piedi un piccolo spiraglio buono per i sogni dei tifosi.

Marco Rapone

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