Altra umiliazione, Pescara allo sbando ultimo e contestato

19 Dicembre 2016

Il Bologna passeggia, biancazzurri mai in partita E i tifosi attaccano giocatori, tecnico e dirigenti

PESCARA. Il senso di impotenza che sfocia in frustrazione. Un’altra disfatta per il Pescara, ora ultimo in classifica, che dà il là alla prima vera contestazione allo stadio Adriatico-Cornacchia. In pratica, non c’è stata partita. Non è mai iniziata, perché il Pescara era impreparato mentalmente, prim’ancora che fisicamente e tecnicamente. Va in scena la resa di un gruppo logoro. Che non ne ha più. Che fallisce l’appuntamento con l’ennesima partita della verità sul piano caratteriale. Che non oppone alcuna resistenza a un Bologna arrivato in riva all’Adriatico senza aver mai vinto in trasferta e reduce da un punto nelle ultime tre gare. E, infatti, i felsinei si sono limitati al minimo sindacale, tanto è bastato per vedere crollare il Pescara dopo appena un quarto d’ora, quando era sotto di un gol e di un uomo. Partita finita, il senso di impotenza prende il sopravvento e inizia la contestazione che caratterizzerà il dopo partita. Nel fallaccio di Verre su Mounier c’è tutto il senso di frustrazione di una squadra non competitiva per la serie A. Sotto tutti i punti di vista.

Tifosi furibondi nel dopo partita, lancio di pietre e petardi; squadra da oggi in ritiro a Roma in attesa della gara di giovedì sera a Palermo contro i rosanero che, grazie al colpaccio di ieri sera a Genova, hanno lasciato l’ultimo posto in classifica proprio ai biancazzurri.

Era una partita da giocare con la testa e con gli attributi. E, invece, ecco materializzarsi un pomeriggio da incubo come quello dell’inizio di novembre quando è toccato all’Empoli passeggiare sull’erba dell’Adriatico-Cornacchia.

Se fosse un incontro di pugilato da tempo il tecnico, a bordoring, avrebbe già gettato la spugna per manifesta inferiorità. Invece, si tratta di calcio. E il campionato finirà a maggio. Se in 17 gare il Pescara non ne ha vinta una, quale può essere il futuro di una squadra che non ha la forza nemmeno per competere?

E non ci sono più alibi che tengano. Non è una questione di infortuni o di sfortuna, ma semplicemente di errori strategici nella programmazione societaria avallati dall’allenatore Massimo Oddo. Stanno emergendo quei problemi che solo l’entusiasmo e la spensieratezza iniziale avevano in parte nascosto. Come pensare di fare la serie A con un gruppo indebolito rispetto a quello che ha vinto i play off della serie B? E’ talmente palese la manifesta inferiorità che non è possibile fare una scala dei demeriti in mezzo al campo. Perché sono figli delle scelte estive del direttore sportivo Luca Leone e del presidente Sebastiani. Errori di valutazione avallati da Oddo. Che continua a proporre una formazione sbarazzina e votata al gioco propositivo senza avere giocatori in grado di interpretare quello spartito in serie A. Non è più tempo di fioretto, probabilmente non ce n’è mai stato uno. Serve la sciabola per tentare di arrivare a una salvezza che avrebbe del miracoloso. Serve un cambio di marcia a tutti i livelli, imprescindibilmente legato a un mercato importante. Della partita poco o nulla da dire. Non c’è analisi di fronte a uno spettacolo indecente. Poco più di un allenamento per il Bologna. Il Pescara ha tirato in porta la prima volta nel finale quando la partita era chiusa da tempo, ammesso che sia iniziata. La zona salvezza è a sei punti, sulla carta ancora alla portata per una squadra che abbia un’anima e uno spessore. Ma i biancazzurri sono schienati a terra. E dire che questo è un campionato in cui la 17ª classificata si salverà con uno dei punteggi più bassi da quando c’è la serie A a 20 squadre. Ecco perché la sensazione di un’occasione irripetibile che sta sfumando. I biancazzurri non vincono (sul campo)una partita in serie A da 35 partite, era il giorno dell’Epifania del 2013, a Firenze. Da quel giorno è passato un girone di ritorno e questo girone d’andata ormai agli sgoccioli: niente, nemmeno una gioia se non quella regalata dalla giustizia sportiva per il caso Ragusa contro il Sassuolo. Troppo poco per un pubblico numeroso e caloroso come quello che ieri ha perso la pazienza.

@roccocoletti1

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