Amarcord Di Rocco: quando vinsi nel 1974

9 Dicembre 2018

Il pescarese si racconta: «Altra boxe, salivamo sul ring anche per 10mila lire»

PESCARA. Sono passati 44 anni da quando l'ex pugile pescarese Guido Di Rocco riuscì a conquistare il titolo italiano nei superleggeri. Quarantaquattro anni in cui il mondo della boxe è notevolmente cambiato sotto il profilo tecnico, riuscendo tuttavia a mantenere i suoi principi fondamentali: «Quando combattevo non c'erano caschi protettivi o paradenti. Era sicuramente uno sport più crudo e violento, ma il rispetto tra avversari non è mai mancato. Non c'erano tutte le distinzioni previste oggi, un pugile con pochi incontri al suo attivo poteva trovarsi davanti un avversario che ne aveva disputati più di cento». Poi racconta qualche aneddoto: «Salivamo sul ring per 10mila lire. A volte capitava di combattere più volte nella stessa giornata, usando nomi falsi. Una volta mi ritrovai davanti Rocco Zecca, vice campione d'Italia. Io ero piccolo, ma già molto scafato. Iniziò il match e i suoi cazzotti arrivavano da tutte le parti, ogni volta sembrava un macigno che ti si abbatteva addosso. Capii subito che sarei finito ko. Allora, per salvare l'orgoglio, gli diedi una testata a gioco fermo. Persi per squalifica, ma almeno evitai di finire al tappeto». Poi, però, è arrivato il momento d'oro, a cavallo tra il 1973 e il '74: «In totale è stato un anno in cui ho combattuto 19 match, con 18 vittorie e un pareggio. Tra questi quelli che mi hanno portato a diventare campione d'Italia a Rimini, sempre nel 1974, a soli 18 anni. Praticamente un record per quei tempi, che ho mantenuto a lungo. Una grande soddisfazione che porto con me ancora oggi, sicuramente il punto più alto della mia carriera». Che poi è proseguita, anche attraverso un'ottima tradizione famigliare: «Mio figlio Marvin mi sta regalando grandi gioie. Ha vinto due titoli italiani nei massimi leggeri, uno a Verbania nel 2013 e l'altro a Catania l'anno successivo. Adesso anche il più piccolo, Morgan, sembra avviato sulla stessa strada. Tra qualche giorno combatterà a Latina». Intanto lui continua a curare i ragazzi della sua palestra, sempre convinto che il pugilato possa servire per concedere a molti di loro un'alternativa alla vita di strada: «Per me è stato così, la boxe mi ha tolto dai guai. E lavorando con i miei ragazzi mi rendo conto che anche per loro questo sport rappresenti una via di fuga dalle insidie che purtroppo la vita presenta. Nonostante ci siano un mucchio di cazzotti, dentro al ring regna sempre il rispetto». (a.d.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.