Amarezza Barbarossa «Perez, quanti errori»

17 Giugno 2019

«Nelle gare più importanti abbiamo reso al di sotto delle possibilità»

PESCARA. La sensazione è che sia finito un ciclo. Che ha portato all’AcquaeSapone scudetti e coppe con Tino Perez in panchina. Ha vinto tanto il tecnico spagnolo sulla panchina nerazzurra dal gennaio del 2018. Adesso va via. Lui stesso, dopo la gara 5 della finale scudetto persa in casa contro Pesaro, ha annunciato quello che ormai tutti sospettavano: torna in Spagna. E guiderà la gloriosa Inter Movistar, la squadra di Ricardinho orfana del tecnico Velasco che ha lasciato dopo aver fatto incetta di trofei. Perez va via con l’amaro in bocca di una notte, quella di sabato, che avrebbe immaginato diversa. Di certo non aveva messo in conto l’ingenuità del portiere di movimento Coco Wellington entrato in campo senza che i compagni se ne fossero accorti. Una leggerezza fatale che ha portato alla rete del 3-2 per il Pesaro a 2’ dai calci di rigore. Un finale indigesto che ha indotto Enio Barbarossa a sbottare nel dopo partita: «Non ho capito perché il tecnico ha tenuto in panchina certi giocatori, voglio proprio chiedergliene conto». A tutti è sembrato un attacco diretto a Tino Perez. E, probabilmente, è questa una delle sorprese della serata, il punto di rottura di un grande amore.
Il giorno dopo la sensazione è confermata dalle parole del presidente Nando Barbarossa - figlio di Enio - che ha tirato una linea alla stagione 2018/2019, senza risparmiarsi alcune frecciate, al tecnico e ad alcuni giocatori. «Prima di tutto penso al Pesaro», ha detto, «mando a loro i complimenti più sinceri, perché chi vince ha sempre ragione. E’ nata una grande realtà del futsal italiano, che fa bene al movimento e alza l’asticella della nostra disciplina», ha spiegato il numero uno del club nerazzurro il giorno dopo la sconfitta in gara 5.
Due le partite decisive della stagione: quella contro il Kairat a Chrudim e quella di sabato scorso al PalaRoma: «Due partite in cui non abbiamo reso per quello che era il valore del roster. Erano le due gare più importanti dell’anno e non abbiamo espresso il nostro reale potenziale».
Il bilancio della stagione? «Abbiamo vinto due coppe, una terza è stata persa a due minuti dalla fine dei supplementari. Non può non essere una stagione positiva. Ma è chiaro che avevamo due obiettivi principali e li abbiamo steccati: la final four di Champions e lo scudetto. Resteranno un grande rammarico perché erano entrambi alla nostra portata».
Che cosa non ha funzionato nelle finali scudetto contro Pesaro? «Credo che le voci dell’ultimo mese e mezzo, dall’allenatore ai giocatori, hanno rotto qualcosa all’interno dello spogliatoio. Abbiamo perso cinque partite nei play off dai quarti alle finali. Perdere ai supplementari tre volte? Dimostra che gli altri hanno avuto qualcosa in più».
Inevitabile parlare della mossa che ha deciso gara 5, quando Pérez a 2’ dalla sirena ha deciso di inserire il portiere di movimento. Senza contare poi le dichiarazioni del coach a fine gara in cui ha annunciato pubblicamente l’addio all’AcquaeSapone Unigross: «Chiunque sia intelligente credo possa valutare quello che è successo. I matrimoni non si vedono alle nozze, ma si vedono nei divorzi… Io non sono stupito. Nell’ultimo mese Pérez non ci ha aiutato molto. Colini ha vinto dando un messaggio alla squadra con Mancuso dal 1’ al posto di Caputo, in tribuna. Come a voler dire: andiamo a vincere. Noi abbiamo dato il messaggio inverso... E’ stato dato poco minutaggio a chi poteva farci vincere, ma questo è un mio giudizio personale. Eravamo superiori al Pesaro, lo dimostra il fatto di aver chiuso cinque punti avanti in regular season. La mossa del portiere di movimento? Un errore evidente. Una dimostrazione di coraggio, che però durante il resto della partita era mancato».
Resta lo spettacolo offerto dal PalaRoma con quasi duemila persone in festa, colori, tifo e nessun problema di ordine pubblico. «Montesilvano ha la sua storia nel calcio a cinque. Giocare al PalaSantaFilomena di Chieti ci aveva un po’ penalizzato. Ogni sport ha la sua città e Montesilvano è quella del calcio a cinque. Auspichiamo di restare al PalaRoma per le prossime stagioni, ma non dipenderà solo da noi».
E’ già futuro. Si parla del ritorno di Massimiliano Bellarte, vero? «Bellarte ha lasciato un bel ricordo», la risposta di Nando Barbarossa, «ma sulla panchina dell’AcquaeSapone vogliono venire in tanti. Prenderemo un allenatore che prediliga il bel gioco. La squadra? Dipenderà dal tecnico. Per ora solo tante voci. Al nuovo tecnico metteremo a disposizione la rosa migliore possibile. Ma mi stupirei se, nei prossimi giorni, qualche nostro giocatore si trasferisse al Pesaro: sarebbe la prova che aveva già un accordo con loro prima di giocare le finali e non sarebbe il massimo a livello d’immagine per loro e per il nostro movimento».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA