Amicacci, un sogno che costa 12mila euro

La squadra giuliese di basket in carrozzina cerca uno sponsor per le spese di Coppa dei Campioni
GIULIANOVA. Allarme rosso in casa Deco Amicacci Giulianova: di mercoledì l’appello di Peppino Marchionni, storico motore propulsivo del club, che si è ritrovato di punto in bianco col problema di coprire le spese per la trasferta a Tel Aviv dove si giocherà il primo turno di qualificazione alla Coppa Campioni: «Ci troviamo in una situazione di pericolo», ammette Marchionni. «Purtroppo, una persona da sempre vicina, non potrà far fronte agli impegni presi: io a questo amico non posso farne una colpa, ma adesso ci ritroviamo a chiedere aiuto in una situazione di massima allerta». Traduce tutto in soldoni il patron dei vice campioni d’Italia di basket in carrozzina: «Entro 15 giorni dobbiamo effettuare un bonifico di 12mila euro per pagare volo, permanenza e tasse federali». Una trasferta impegnativa anche dal punto di vista economico: «Siamo stati sfortunati», ragiona il dirigente giuliese, «potevamo essere sorteggiati nei gironi spagnoli o tedeschi e risparmiare un po’, invece dobbiamo andare in Israele, che partecipa pur non essendo in Europa». Difatti i problemi non solo sportivi: «Ci sono storie col visto per l’iraniano Gharibloo: Israele vorrebbe mettere paletti per il suo ingresso, l’Iran intanto gli ha già fatto sapere che se avrà il loro timbro sul passaporto non lo faranno neanche rientrare in patria. Speriamo che il tutto si risolva, abbiamo anche interessato l’Unione Europea per andare avanti e tornare finalmente a parlare di sport». Cosa difficile per voi in questo momento: «Eppure abbiamo una squadra che può andare a qualificarsi per le final eight che si giocheranno a Berlino. Dal 20111 abbiamo vinto 2 coppe, e l’anno scorso siamo arrivati terzi. Ma oggi rischiamo grosso: se non andremo, oltre ad 8mila euro di multa, ci declassificheranno all’ultimo posto, quando oggi siamo dodicesimi su oltre 700 club. Sarebbe un danno irreparabile», commenta amaro Marchionni, che poi lancia l’ultimo appello: «Vorrei che qualcuno ci aiutasse a realizzare il nostro sogno. Purtroppo da 37 anni vedo che le squadre straniere sono sempre supportate anche da marchi di fama internazionale, che veicolano attraverso lo sport per disabili il loro nome; qui da noi invece nessuno ci aiuta. Spero proprio che questa volta cambi qualcosa».
Marco Rapone
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