Anche l’Abruzzo in piazza a fare festa tra moti per il capoluogo e l’exploit Dc

16 Giugno 2020

CHIETI. Erano i tempi della “villeggiatura” e della corsa del ceto medio verso l’acquisto della casa al mare con l’immagine della costa abruzzese a vivere profonde trasformazioni. Intanto, ovviamente,...

CHIETI. Erano i tempi della “villeggiatura” e della corsa del ceto medio verso l’acquisto della casa al mare con l’immagine della costa abruzzese a vivere profonde trasformazioni. Intanto, ovviamente, si parlava di calcio. Poco in tivvù, tanto, ma davvero tanto, nei bar e sulle spiagge. Ci sono i campionati mondiali in Messico, lo scudetto lo ha appena vinto il Cagliari di “Giggirriva”, per quanto riguarda le formazioni abruzzesi, il massimo è la serie C dove stazionano Chieti e Pescara. Per i neroverdi un decimo posto nell’ultimo torneo giocato alla Civitella, nono posto per il Pescara che da tempo nutre ambizioni poi concretizzate, dopo una retrocessione, in un doppio salto di categoria sotto la guida di Tom Rosati, che vale l’approdo nella serie cadetta nella primavera del 1974. Intanto è la città (arrivata a superare i 120mila abitanti), sotto la spinta di una notevole espansione economica, a chiedere strada rivendicando il ruolo di capoluogo all’indomani delle prime elezioni regionali (netta affermazione della Democrazia Cristiana con oltre il 42%), tenute il 7 giugno proprio mentre la Nazionale superava il turno eliminatorio approdando ai quarti contro il Messico. C’è da individuare la città capoluogo e la Dc non prende posizione considerando che i due leader abruzzesi, Remo Gaspari e Lorenzo Natali, hanno come bacini elettorali rispettivamente la zona costiera e quella più interna. Ma è Pescara a scendere subito in piazza in quelle notti di giugno del 1970. Violenti scontri con la polizia nei pressi della stazione ferroviaria dopo che, di giorno, la città viveva regolarmente la sua vita, a dividere la popolazione anche l’istituenda Libera Università degli Studi D'Annunzio fino a che il malcontento dell’Aquila, città storica che viveva di terziario, uffici statali e regionali, esplode, nel febbraio successivo, in tre giorni di gravi disordini mentre le sedi dei principali partiti, nonché le abitazioni di alcuni esponenti politici, venivano prese d'assalto. Discussioni attorno alla staffetta tra Mazzola e Rivera mentre sul grande schermo, magari quello di un’arena all’aperto, si può scegliere tra un “Love Story”, un thriller di Dario Argento e quattro risate con “Brancaleone alle crociate”. Alle porte la crisi petrolifera e i terribili “anni di piombo”, ci si diverte senza le suggestioni della movida dei giorni nostri tra cocomerate, pizzette, un croccante all’amarena e qualche birretta. Il fuso orario, però, prevede che la chitarra che puntualmente compare per tirare a far tardi, stavolta può attendere. Tutti convocati. Anche i Dik Dik, che nei juke-box furoreggiano sulle note de “L'isola di Wight”, anche i giovani più impegnati che ascoltano solo Pink Floyd e Led Zeppelin. A mezzanotte c’è la semifinale Italia-Germania e bisogna prendere posto. Fa caldo, finestre aperte, si soffre in una sarabanda di emozioni rigorosamente in bianco e nero. E' un momento di cambiamento. Nuove strade a scorrimento veloce verso i centri pedemontani mentre Pescara si allunga a nord verso Montesilvano e a sud verso Francavilla al Mare. C'è il piatto destro decisivo di Rivera e Maier è battuto. Nessuno può rimanere indifferente e, forse per la prima volta, ogni condominio diventa uno stadio prima di riversarsi tutti in strada. Ci sarà tempo per parlare del tracciato delle due autostrade che stanno per collegare con Roma le principali città della regione, ora si alza solo la voce strozzata dalla commozione di Nando Martellini: «Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni». Infatti continuiamo a farlo.
Giuseppe Rendine
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