Anche la Vini Fantini corre con il “suo” Nibali

9 Gennaio 2015

Nel team Nippo-De Rosa, che si presenta domani, il fratello minore dello Squalo «Con Vincenzo ho un bel rapporto, ha insistito lui per accompagnarmi a Chieti»

TERAMO. La Nippo-Vini Fantini-De Rosa si presenta.

Domani pomeriggio, alle 15, il teatro Tosti di Ortona ospiterà il vernissage della rinnovata formazione italo-giapponese, fresca di salto nella categoria Professional.

Tanti gli ospiti di prestigio invitati, tra i quali il commissario tecnico della Nazionale italiana Davide Cassani e il campione siciliano e ultimo vincitore del Tour de France Vincenzo Nibali (corridore dell'Astana).

È attesa la partecipazione, tra gli altri, dell'imprenditore Mauro Benetton e di Mizutani Kazunori, representative director dell'azienda Nippo Corporation. A presentare l'evento sarà il giornalista Andrea Berton. Sfileranno sul palco i quindici atleti in organico (undici italiani e quattro stranieri). Tra i volti nuovi della squadra del patron Valentino Sciotti c'è il fratello minore di Vincenzo Nibali, Antonio, al debutto nella serie A del ciclismo italiano all'età di 22 anni.

Nibali junior si presenta al Centro.

Quali sono le sue caratteristiche?

«Sono un passista-scalatore, ma mi difendo bene sia in pianura che a cronometro. Cerco di essere competitivo un po' su tutti i percorsi».

Cosa si aspetta dall'esperienza con la Nippo-Vini Fantini-De Rosa?

«Devo imparare molto e credo di essere nella squadra giusta. È una tappa importante per la mia carriera e non voglio farmela sfuggire. Ritrovo, inoltre, corridori che ho conosciuto da dilettante come Filosi, Marini, Viola, Berlato e Stacchiotti».

Cosa si prova ad essere il fratello di un grande campione come Vincenzo Nibali ?

«È una domanda che mi hanno fatto tantissime volte, ormai non ci faccio più caso. La vivo come una cosa normalissima. La vedo con occhi diversi rispetto a chi sta all'esterno. C'è sempre stata grande fiducia sulle sue potenzialità e sul fatto che potesse arrivare a livelli così alti».

C'è una qualità di lui che vorrebbe avere?

«Gli invidio le doti da discesista. Quando la strada scende fa delle cose pazzesche sulla bici».

Al di fuori del lavoro che rapporto ha con lui ?

«Buono. È un punto di riferimento. Ci vediamo spesso e abbiamo trascorso le vacanze di Natale, in famiglia, nella nostra Sicilia. È stato proprio lui, tra l'altro, ad accompagnarmi in Abruzzo con l'auto, da Messina, per prendere parte alla presentazione della squadra».

Che obiettivo ha per la stagione ormai alle porte?

«Sarebbe stupendo vincere la mia prima corsa in carriera. Ho fatto diversi piazzamenti da dilettante, ma non ho ancora assaporato la gioia di tagliare il traguardo davanti a tutti. Altrettanto bella sarebbe la partecipazione al Giro d'Italia, il sogno di tutta la squadra (serve la Wild Card, ndc)».

Quanto conta la presenza nel gruppo di Damiano Cunego?

«Molto. Il suo curriculum parla chiaro. È un corridore che può continuare a dare tanto al ciclismo e ci può insegnare parecchio. A mio avviso è in grado di vincere ancora qualcosa di importante».

Guardando al futuro, su quali giovani deve puntare il ciclismo italiano?

«Ce ne sono parecchi e tutti molto interessanti. Mi vengono in mente, per esempio, Bongiorno, Battaglin, Formolo e, per le classiche, Colbrelli. E dico di più. Il 2015 deve essere l'anno del rilancio nelle gare di un giorno per i corridori azzurri. Gli uomini per riuscirci ci sono».

Gaetano Lombardino

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