Anconetani, cuore teatino da vecchio campione

24 Agosto 2015

Gloria del basket nazionale, non dimentica la sua città: «Salviamo il campo della Villa comunale»

CHIETI. Molti, forse, non se lo ricorderanno ma Chieti vanta, grazie alla Moretti Chieti, un titolo italiano di basket nella categoria Ragazzi nella stagione 1968-69. Ad Ancona finale contro Brindisi. Tra gli alfieri di quella squadra un playmaker giovanissimo, Dante Anconetani attuale general manager della Bakery Piacenza, società molto ambiziosa di serie B.

«Ho cominciato come tutti con il calcio poi, un giorno, un amico mi portò a giocare a basket al campetto della villa comunale. Fui notato da un dirigente e, al termine dello stesso anno, vincemmo il titolo. Nella squadra c’era anche Gianni Di Cosmo attuale presidente della Proger Chieti, davvero forte. Un titolo vanto della città ma che, purtroppo, in troppi hanno dimenticato».

A 16 anni è convocato nella nazionale Cadetti, viene votato con il premio di miglior giocatore d’Italia e, a 18 anni, inevitabilmente, è già in serie A. Nella massima serie, Anconetani, in 13 anni, ha vestito, tra le altre, le maglie della Saclà Torino, Fortitudo Bologna fino a chiudere la carriera con l’Annabella Pavia, città dove oggi vive.

«La mia carriera è stata un’escalation incredibile. All’inizio, vista la giovane età, c’era un po’ d’emozione. Ma poi il campo è sempre uguale, la palla è sempre rotonda ed è uscita fuori la mia passione per questo sport». Tra i suoi compagni, a Torino, anche Romeo Sacchetti che, da allenatore, ha portato Sassari a vincere lo scudetto. «Siamo stati sei anni insieme, era l’unico che mi capiva al volo. Avevamo molto feeling. Una persona squisita, che sa stare con gli altri e già allora pensavo potesse fare una bella carriera». Dante Anconetani è un uomo poliedrico. È stato editore per un periodico locale a Pavia, per oltre vent’anni, dal 2012 al 2013, ha aperto un bistrò sempre a Pavia ma è anche presidente, allenatore, fisioterapista. Quale la professione dove si è trovato meglio?

«L’editore mi impegnava, di fatto, tutti i giorni. Il bistrò, da buon abruzzese amo la cucina, è venuto da sé ma è nel basket dove mi trovo, di certo, a mio agio. Senza ombra di dubbio». Presidente di una società come la Fortitudo Bologna. Un motivo di orgoglio?

«Assolutamente sì. L’ho fatto per due anni e quando sono arrivato non c’era nulla, neanche i computer in sede. Siamo partiti dalla C ed ora la squadra è in serie A2. Tutto è andato ancor meglio delle previsioni». Ed ora quest’avventura con Piacenza. «C’era stato un rapporto precedente e quando è arrivata la chiamata ho subito accettato. La società, grazie al presidente Marco Beccari, è fortemente ambiziosa. Stiamo riuscendo a costruire una squadra che possa far bene con la ciliegina sulla torta dell’acquisto di Matteo Soragna che non ha bisogno di presentazioni e, in serie B, può fare la differenza».

Si rivede in qualche playmaker di oggi? «Assolutamente no. Guardando il basket attuale non mi diverto. È monocorde, non si sviluppa la tattica, è solo una questione atletica». Il suo rapporto con l’Abruzzo? «Ho i parenti a Chieti, è la mia città e, un giorno, non troppo lontano, vorrei tornare, magari con la società attuale. Sino a oggi non ci sono riuscito, spero in futuro».

Il movimento è in crescita. «Chieti sta facendo molto bene, in Abruzzo d’altronde c’è grande tradizione. Mi aspetto e mi auguro di vedere, quanto prima, anche Pescara ad alti livelli» Quali i rimedi per promuovere il prodotto basket?

«Parte tutto dal settore giovanile. Non si può improvvisare nulla, serve una base e servono istruttori qualificati. Ma si deve imparare anche a gestire bene una società. Il lavoro serve a far emergere il talento dei ragazzi. Poi, a mio avviso, si potrebbero richiamare gli ex giocatori per cercare di insegnare ai più giovani certe tecniche dentro e fuori del campo».

Un ricordo bello della sua carriera? «Ce ne sono tanti. Ne pesco uno che riguarda Chieti. Finale al Pala Lido di Milano contro Rieti. Da Chieti partono tanti pullman. Il play titolare Pizzirani ha problemi di falli ed io, a 16 anni, vengo messo in campo. Grande emozione ma, con l’appoggio di tutti, riesco ad aiutare i compagni. Vinciamo, torniamo all’alba con la promozione dalla C alla serie B». In chiusura un appello che rivolge alla sua città, Chieti. «Il campo di basket alla Villa comunale è storico, non va chiuso per nessun motivo al mondo. Deve essere valorizzato e tornare quello di un tempo».

Matteo Falzon

©RIPRODUZIONE RISERVATA