Anconetani: il cuore dice forza Proger

2 Gennaio 2016

La sfida vista dall’ex presidente dei bolognesi e teatino doc

CHIETI. L'accento ormai è quello settentrionale. Ma lui è sempre lo stesso: un teatino purosangue. Dante Anconetani, leggenda della pallacanestro abruzzese, ha lasciato Chieti quando aveva 18 anni per giocare in serie A. Il legame con la sua città, però, è sempre rimasto forte. Domani arriva la Fortitudo Bologna, società della quale è stato presidente fino allo scorso febbraio.

Oggi l'ex playmaker della Scaligera Verona è il general manager della Bakery Piacenza. Ma, soprattutto, è il doppio ex del big-match del PalaTricalle. «Mi sarebbe piaciuto affrontare questa partita da presidente della Fortitudo, ma il corso degli eventi non me lo ha permesso».

Per chi tiferà?

«Ovviamente per la Proger perché Chieti è sempre nel mio cuore. Per me, però, sarà una partita speciale perché anche Bologna ha fatto parte della mia vita».

Perché non è più il presidente della Fortitudo?

«Incongruenze di gestione economica e vedute diverse. Diciamo che non ci siamo lasciati bene, ma preferisco non parlarne».

Adesso è il nuovo general manager della Bakery Piacenza. Come ci è finito in Dnb?

«Ho conosciuto la dirigenza durante la trattativa per portare Nazzareno Italiano a Bologna. Avevano bisogno di una persona che conoscesse la pallacanestro e mi hanno offerto un ruolo da dirigente. Stiamo cercando di portare Piacenza in serie A. Abbiamo fatto un buonissimo girone d'andata, considerando che ci è mancato uno dei giocatori più forti della categoria, Luigi Dordei, per infortunio. Ora siamo terzi: peccato aver perso a tavolino la partita con Forlì per il tabellone rotto, altrimenti saremmo andati primi».

La convince il progetto della Proger Chieti?

«Assolutamente sì. Mi fa piacere che il mio amico Gianni Di Cosmo abbia riportato in alto la tradizione della pallacanestro teatina. Mi farebbe molto piacere partecipare al progetto di ricostruzione del basket cittadino».

Lei e Di Cosmo insieme per portare Chieti sempre più in alto: si può fare?

«Io e Gianni siamo cresciuti insieme. Se ha bisogno di una mano, io ci sono. Basta una telefonata. Lo scorso anno facemmo una chiacchierata, ma non era il momento giusto. Se Chieti chiama, torno di corsa senza nemmeno pensarci. Sono andato via nel 1973, che avevo 18 anni, e ho sempre pensato un giorno di tornare. Devo fare in fretta, però, perché l'età avanza!».

Chieti è oggi una città in declino. Come la si può rilanciare?

«Per la posizione che occupa e le sue caratteristiche, Chieti va sfruttata a livello culturale e artigianale. La storia della famosa Teate parla chiaro e va utilizzata. Il guerriero di Capestrano potrebbe essere un simbolo della città».

Che valore ha la pallacanestro?

«Chieti, per tradizioni cestistiche, è la città più importante d'Abruzzo. Qui sono passati tanti bei giocatori. E bisognerebbe ricordare a tutti che Chieti nel 1969 ha vinto il titolo italiano Ragazzi. Uno scudetto, vi sembra poco?».

In quella squadra, insieme a lei, giocava anche Di Cosmo. Chi era il più forte?

«Gianni era bravissimo: giocava da guardia, ma, vista l'altezza, avrebbe potuto fare molto di più se avesse giocato da playmaker già da piccolino. Io ho sempre giocato da play e sono stato più fortunato. Dodici anni di serie A non sono pochi».

Una piazza come Chieti può fare la serie A?

«C'è bisogno dell'appoggio delle istituzioni e delle aziende locali, come ha fatto il Banco di Sardegna con Sassari. Se capiscono che la Proger può essere un veicolo di sviluppo per tutto l'Abruzzo, allora si può andare in A. Sassari ha più di Chieti solo il mare, ma ha affianco un gruppo di aziende che hanno sposato il progetto».

E' favorevole alla riforma dei campionati che ha riportato l'A2 unica?

«Assolutamente sì. C'è un abbassamento del livello tecnico, ma con il tempo crescerà la qualità. Bisogna puntare sui giovani. Io vedo la serie A come una volta, con due soli stranieri in campo e tutti italiani».

Ettore Messina è il nuovo ct della Nazionale.

«E' il più grande di tutti, la Federazione ha fatto un ottimo acquisto. Negli ultimi anni, sono usciti fuori tanti talenti che adesso vanno messi insieme. Messina è l'uomo giusto».

Chi vincerà tra Chieti e Bologna?

«Se Chieti non cadrà nella trappola delle difese della Fortitudo, che usa molto la fisicità dei giocatori, ha tutte le carte in regola per vincere. Mi dispiace per la partenza di Ty Abbott perché lo reputo uno dei più bravi, ma non conosco la situazione e se lo hanno mandato via avranno avuto i loro buoni motivi».

Domani sarà al Pala Tricalle?

«Avevo in mente di venire, ma ho avuto un contrattempo. Ci sarò, però, con il cuore: forza Chieti!».

Giammarco Giardini

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