Andrea Meneghin e Busca: «Roseto, è ora di ripartire»

24 Luglio 2020

Due dei protagonisti della promozione in A2 del 1998 sono in vacanza in città: «Ancora oggi ci riconoscono, speriamo che la curva torni a trascinare la squadra»

ROSETO. Certi legami sono talmente indissolubili da risultare quasi romantici.
Certi legami, a Roseto, possono avere le facce felici di un paio di adulti signori, sposati e con figli, che se la spassano in spiaggia salutando continuamente altri bagnanti, famosi neanche fossero i vincitori dell’ultimo Festival di Sanremo.
Certi legami a Roseto, hanno il sapore della palla a spicchi, soprattutto quando i rosetani riconoscono e si affrettano a salutare quei due signori: Leo Busca ed Andrea Meneghin, rispettivamente play ed ala della squadra degli invincibili, quella che nel 1998 conquistò la serie A2 vincendo campionato e coppa Italia. Fisicamente ancora tiratissimi, abbronzati e sorridenti, davanti ad una birra hanno volentieri aperto il cassetto dei ricordi.
Da quanti anni mancavate a Roseto?
Andrea Meneghin: «Dieci anni, dal matrimonio di Diego Tarquini che giocava con noi».
Leo Busca: «Io invece vengo un po’ più spesso, diciamo che d’estate passo spesso».
Vi sopportate ancora dopo tanti anni?
AM: «L’amicizia non ha scadenze. Ed ora che abbiamo figli piccoli, venir insieme qui era come fare la vacanza ideale. Questa spiaggia è davvero molto adatta alle famiglie».
LB: «E non dimentichiamo che c’è il richiamo di arrosticini, timballo e mazzarelle. Ecco perché la decisione di fare un po’ di vacanze insieme qui ci permette di stare in relax e di rivedere tanti amici».
Tornate insieme 22 anni dopo la cavalcata vincente del 1998, e ritrovate Roseto di nuovo in serie B e con di nuovo Tony Trullo alla guida.
AM: «Tony è il serial killer che torna sul luogo del delitto. Ci vedremo presto con lui, magari ci proporremo per rifare squadra».
LB: «Tony non passa mai di moda! Ma quella fu una stagione importante dal punto di vista delle emozioni, partimmo male, tra polemiche e conflitti interni, ma poi fu un continuo crescendo, con la gara perfetta che fu quella finale con Biella, talmente impaurita dall'entusiasmo sugli spalti che segnarono solo 4 canestri dal campo nei primi venti minuti».
1998 indimenticabile per tutti, tifosi e giocatori. Un ricordo?
AM: «Del passato è stato già detto tutto. Tornando qui, però, mi son reso conto che camminando per strada ancora mi riconoscono e vengono a salutarmi. Una cosa impagabile».
LB: «Due ricordi li ho io. Lo scuolabus che iniziò a ballare coi bambini che facevano gli inni al Menego, e quei signori anziani che vedendomi uscire da una lavanderia mi cantarono la canzoncina “Correva a 100 all'ora”. Quest’ultimo ricordo mi emoziona ancora oggi».
Qual era l vera forza di quella squadra?
AM: «Eravamo un po’ divisi tra di noi per carattere, forse per età. Ed ognuno aveva un gruppo di amici rosetani col quale viveva la città. Alla partita, però, volevamo tutti la stessa cosa: vincere».
LB: «Era un gran gruppo, ma lontano dal parquet ognuno faceva vita propria. La domenica al palazzetto però c’eravamo sempre tutti a spingere in un’unica direzione».
Meneghin ha smesso troppo presto, nel 2010, mentre Busca a 48 anni gioca ancora. Ma vi piace questo basket?
AM: «Guardo solo la A2, il resto tende ad annoiarmi. Si è semplificato troppo il gioco, con poca tecnica e troppo atletismo. Questo mi ha allontanato anche dalla NBA dove si tira solo da 3».
LB: «Siamo dei dinosauri, noi giocavamo ancora coi 30 secondi e 2 tempi da 20 minuti. Gioco in C Silver a Roncaglie vicino Padova, e mi rendo conto che se a questa età gioco ancora qualcosa non va. Ha ragione Andrea, è calata troppo la parte tecnica del gioco, ma se la butti sull'atletismo poi devi averlo: e quando mi marcano senza pressioni io riesco ancora a giocare ed in fondo a divertirmi».
Un consiglio a Trullo per la prossima stagione?
AM e LB: «Glieli daremo solo a quattr’occhi quando lo vedremo».
Roseto e il basket?
AM: « E’ evidente che qui c’è una malattia, ma è la stessa che abbiamo noi».
LB: «Un posto dove c’è voglia, e se ti manca fai di tutto per ritrovarla».
Un saluto ai tifosi?
AM: «Auguro il meglio e spero che la curva torni a dare almeno la metà dell’entusiasmo che c’era quando giocavamo noi. Sono affezionato a questo posto e li seguirò anche da Udine».
LB: «Qui ho vissuto una prima avventura incredibile, con le tribune piene un’ora prima della palla a due, tornando poi per un paio di volte. L’augurio è di ritrovare quella compattezza del 98. E poi ci si divertirà tutti insieme».
Marco Rapone
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