Aresti: «Pescara, con te sogno la A»

Il 28enne portiere sardo cerca il riscatto dopo l’esordio giovanissimo col Cagliari, un serio infortunio e la Lega Pro
PIZZOFERRATO. Il sogno della serie A, l’infortunio, il ritiro dai campi e poi la rinascita.
Simone Aresti ha 28 anni, ma il portiere sardo ha già vissuto due vite calcistiche. La prima lo ha portato giovanissimo nel Cagliari, a quei tempi allenato dall’abruzzese Marco Giampaolo, con tanto di esordio in serie A; la seconda lo ha visto protagonista in Lega Pro grazie all’allenatore conterraneo Ninni Corda.
«Al mister devo tutto», sottolinea Aresti, «mi ha voluto con sé negli ultimi anni convincendomi a rimettere i guanti». Dopo il sogno della massima serie un problema alla spalla lo ha messo ai margini, al punto da indurlo a dire basta: «Mi tenevano fuori rosa e allora decisi di smettere, non guardavo neanche più le partite in tv», ricorda Aresti, «ma con il mister mi sono rimesso in gioco e l’esperienza di Savona mi ha rilanciato». Al punto che in Liguria Aresti si è messo in luce anche per una dote particolare: «Nella stagione 2011-2012 ho segnato due gol, uno in occasione di un rinvio, l’altro da attaccante vero, dopo essermi spinto in area avversaria nei minuti di recupero. A pensarci bene sono due anni che non segno, spero di sbloccarmi presto», scherza Aresti, che ha fatto parlare di sé anche in Prima Divisione, sempre a Savona: «Nel primo turno dei play off contro il Vicenza, l’anno scorso ho parato tre rigori dopo che in settimana mister Corda aveva detto che il Savona avrebbe vinto grazie a San Aresti».
Dopo la rinascita c’è solo la consacrazione: «E Pescara è la mia grande occasione, che credo di essermi meritato dopo la mia breve, ma intensa carriera», le parole dell’estremo difensore. Che non teme la concorrenza: «Può arrivare anche Casillas, il sottoscritto penserà soltanto a dare il massimo in allenamento per mettere in difficoltà il mister nelle sue scelte». Sardo doc, Aresti ha uno sponsor particolare che nasconde un legame con l’Abruzzo: «Da piccolo il mio idolo era Tore Pinna, che a Pescara ha lasciato un ottimo ricordo. Qualche settimana fa abbiamo giocato a calcetto, è ancora in gran forma e durante l’anno continua a divertirsi in Eccellenza. È un po’ matto, il tipo di portiere che piace a me».
Estremo difensore completo, ma con tanta voglia di migliorarsi, Aresti vuole ricambiare la stima del Pescara: «L’operazione è stata definita un mese fa grazie al direttore Repetto, che mi seguiva da un po’ di tempo», rivela il portiere, che ha già avvertito il salto di categoria, «non ho mai lavorato così tanto in dieci anni, abbiamo uno staff tecnico che cura il minimo dettaglio. La qualità è più alta, la circolazione della palla più veloce», spiega Aresti, che dal punto di vista ambientale non avrà alcun problema: «Per uno come me nato sul mare, Pescara è la città ideale», sorride Simone, che ha guardato con attenzione il Mondiale brasiliano, ribattezzato “il mondiale dei portieri” per i tanti interventi degli estremi difensori. «Il tedesco Neuer non ha eguali, ma in Brasile si è distinto anche Navas del Costa Rica, senza dimenticare l’americano Howard e il messicano Ochoa. Il cambio a sorpresa dell’Olanda contro il Costa Rica? Io avrei rosicato, penso che sia una mancanza di rispetto per chi esce appena prima dei rigori». Che sia l’anno buono anche per lui? «Non vedo l’ora di cominciare, dopo cinque campionati da titolare in Lega Pro mi sento pronto per la serie B», sottolinea Aresti, che magari proverà a riempire nuovamente la casella “gol realizzati” al fianco di quella dei “gol subiti”: «Perché no?», sorride, «ci ho preso gusto, anche se preferisco sempre una gran parata ad un gol…».
Marco Santopaolo

