Audace e sfrontato: Pescara pazza di Oddo

Il tecnico e la squadra ora pensano in grande come la città
PESCARA. Tutti sull'Oddo-volante nel luna park dei play off della serie B. La vittoria sul Livorno _ quella che ha permesso al Pescara di qualificarsi agli spareggi per la serie A e di salvare la stagione _ non era un fuoco di paglia. A Perugia, grazie a un’altra vittoria convincente, è arrivata la conferma della sterzata. Un’impronta diversa, quella di Massimo Oddo. Una squadra più coraggiosa che ha giocato con personalità. Audace come lo è il tifoso biancazzurro, a cui piace un Pescara che osa. Massimo Oddo ha saputo toccare le corde giuste all'interno della squadra, ma, soprattutto, quelle della città. Quel "Siamo i più forti, puntiamo alla serie A" poteva sembrare un'affermazione da presuntuoso. Invece, non lo è stata perché poi, sul campo, la squadra ha dimostrato di poter far seguire i fatti alle parole. Quel «Siamo i più forti, puntiamo alla serie A» ha permesso al campione del mondo del 2006 di entrare subito in sintonia con la città, di scuoterla dal torpore degli ultimi mesi. Probabilmente degli ultimi anni. Oddo ha riacceso l'entusiasmo di una città a cui è sempre piaciuto sognare. Detesta chi non pensa in grande. E se con Baroni il bicchiere era sempre mezzo vuoto, con Oddo si è trasformato in un bicchiere mezzo pieno. Sempre.
L'ex allenatore della Primavera ha tolto il freno a mano alla squadra, le ha chiesto di giocare senza assilli. Di accompagnare l'azione offensiva con convinzione. Di pensare positivo. C'è voluto poco tempo per trasformare un gruppo dall'atteggiamento difensivista in un Pescara propositivo e coraggioso. Prima attaccava con pochi uomini, adesso tutti i biancazzurri salgono per accompagnare l'azione. E' cambiata la mentalità.
Storicamente, Pescara è una piazza che ama il calcio d'attacco. Non sopporta il calcio difesa e contropiede. Ci può convivere in situazioni di emergenza, ma non lo digerisce. Adora, invece, gli allenatori sfrontati, quelli che fanno sognare e quelli che alzano sempre l'asticella. Chi ha vissuto l'epoca di Galeone ricorda l'atteggiamento sfrontato al limite del presuntuoso di quell'allenatore che ha fatto sognare la città con il suo 4-3-3. Pescara ha visto il Paradiso con Zemanlandia. Ha sempre detestato il calcio sparagnino. Prima attaccare, poi difendersi. E se poi il condottiero è audace anche a parole ancora meglio. Oddo essendo pescarese è avvantaggiato, conosce pregi e difetti dell’ambiente. E così ha impiegato poco tempo _ d'altronde non aveva più di tanto _ per toccare le corde giuste, attraverso una strategia comunicativa mirata. «Il Pescara è forte, vogliamo andare in serie A»: un cambio di mentalità per la squadra che ha dato seguito al concetto espresso dal tecnico con l'atteggiamento in mezzo al campo. Pane per i denti dei tifosi, stufi di chi ama volare basso. Bene ha fatto il presidente Sebastiani, nel dopo partita di Perugia, a rendere merito (anche) a Marco Baroni, l'allenatore che ha portato il Pescara a un passo dai play off. Si può discutere fino all'infinito sul tecnico fiorentino, che numeri alla mano ha fatto bene sia a Lanciano che in biancazzurro, ma un fatto è certo: non era il condottiere ideale per una piazza come Pescara. Il suo basso profilo, in campo e fuori, non si addice a una città che ha sempre avuto manie di grandezza, specialmente nel calcio.
@roccocoletti1
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