Azzurri, c’è l’Irlanda e Parisse avverte: «Ora basta errori»
Dopo la batosta con il Galles subito la riprova all’Olimpico e il ct O’Shea gioca contro il suo Paese: «Sfida come le altre»
INVIATO A ROMA. «Sono vecchio ascolto i Rolling Stones» risponde divertito Sergio Parisse a chi gli chiede quale musica risuonasse in quelle cuffie azzurre indossate ed esibite ieri durante l’allenamento di rifinitura sul prato dell’Olimpico dove oggi alle 15.30 Italia e Irlanda, le deluse del primo turno, si affrontano (arbitro il neozelandese Glen Jackson, Tmo l’inglese Rowan Kitt) per non perdere il treno del torneo.
Le cifre. L’Irlanda non cade all’Olimpico dal 2013 (ultima vittoria azzurra a Roma nel torneo) e dopo il 58-15 inflitto all’Italia nel 2016 a Dublino (prima linea con cinque cap totali) e un’annata storica culminata con la vittoria di Chicago sugli All Blacks, vuole dimostrare che a Edimburgo quello di sabato è stato solo un episodio. Che il prossimo 18 marzo a Dublino sarà una finale per il titolo quella contro gli inglesi e non si festeggerà solo San Patrizio. Molti altri sono i temi della sfida a partite da quella personale di Conor O’Shea contro la sua nazionale d’origine, prima volta di un irlandese: «Ho notato il suo entusiamo – ha detto Parisse –. “Nessuna differenza” mi ha risposto. L’entusiasmo è tutto per noi dopo il ko contro il Galles che ha lasciato strascichi per come è avvenuto. E ora nel team run finale (parlando dentro il cerchio) Conor ci ha detto che l’avversario per lui non cambia nulla e cosa vuole da noi. E posso solo dirvi che è stato molto convincente. La partita è difficile e noi non possiamo sbagliare ancora».
Errori da non ripetere. Come con il Galles, appunto: sfida persa sul campo, nessun alibi. Però O’Shea, carta e penna alla mano, ha segnalato tutti gli errori di Doyle al capo degli arbitri Rolland. Uno dei più vistosi? Il presunto placcaggio aereo di Steyn sul numero 8Moriarty costato il piazzato del sorpasso di Halfpenny, quello del 7-9 al 51’. Non è fallo ma non è stata corretta la decisione dell’arbitro perché al Tmo il quesito fu solo «posso dare il cartellino giallo?», la risposta fu «no» ma non poteva andare oltre.
Esclusioni eccellenti. Altri strascichi di tipo tecnico però sono state le esclusioni dal gruppo di Furno e di Minto (né in panchina né in tribuna) rispediti ai club per la Celtic assieme con Boni e Ruzza. Due titolari fissi da un lustro: Minto soprattutto, uno dei punti di forza con Favaro in difesa. I criteri di scelta non si conoscono, ma potrebbero riguardare lo stato di forma uno dei mantra del ct azzurro. Salgono nelle quotazioni Steyn (già capitano Springboks under 20) a far reparto con Parisse e Favaro (al rientro) e di Van Schalkwyk (O’Shea lo voleva già agli Harlequins). Sul fronte irlandese va registrata la possibile defezione di Rory Best, tallonatore e capitano, per forti disturbi allo stomaco. Per precauzione è stato intanto aggregato Tracy.
Il ruolo del ct irlandese. Le ultime risposte di Parisse riguardano i due ct: «L’Irlanda rispetto a tutte le altre cambia sempre repertorio a seconda dell’avversario. Joe Schimdt studia e disegna schemi su misura. Avrà fatto un focus sulla nostra difesa. O’ Shea? la sua forza sono l’analisi e la costruzione della nostra performance. Vuole cambiare mentalità all’Italia ma è difficile perdere sempre con le franchigie e poi migliorare la nazionale. Guardate la Scozia trascinata dai risultati di Glasgow e Edimburgo. In questo senso la vittoria sul Sudafrica è stata una specie di miracolo. E poi quando si vive una situazione come quella Zebre non è facile giocare ed essere positivi».
Il giovane Esposito. Debutto stampa per il trevigiano Angelo Esposito, 23 anni e campano d’origine, una delle promesse fatta esordire dal ct Jacques Brunel nel 2015 (partita ottima, ma tutti gli ricordano un errore). Oggi torna in campo al posto di Bisegni. Ennesimo prodotto del vivaio delle “magliette rosse” della Tarvisium, anche se ammette che quello storico antagonismo politico e non solo ovale con la Benetton sia sfumato. Ha iniziato a 9 anni, sempre 3/4. Otto i suoi cap in tre anni, causa due infortuni sia alla spalla: il primo gli ha fatto perdere il Mondiale, l’altro a novembre il test col Sudafrica. «Mi sono concentrato sul mio recupero. Cerco la continuità», esordisce. «C’è molta concorrenza – aggiunge –: Sperandio, Bellini e Leo Sarto infortunato. Ci vogliono buone prestazioni con il club per essere qui. Uno che ammiro dell’Irlanda? Simon Zebo è un ala tosta». Manco a dirlo schierato a sinistra oggi sarà il suo avversario diretto.
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