Balata: il calcio ha bisogno di strumenti straordinari

«Servirà un piano Marshall per il rilancio del movimento dopo un evento simile Che estate mi aspetto? Sui campi di calcio. Vuol dire che ce l’avremo fatta»
Lo stop è arrivato sul più bello, quando il Benevento stava già per toccare il traguardo e quando tutte le altre stavano cominciando ad accendere la battaglia per i play off e per la salvezza. Da quel momento Mauro Balata e la Lega B hanno dovuto retrocedere in trincea. Tra incertezze e speranze, tra angosce e pensieri di rinascita.
La Lega di B ha già avuto momenti difficili ma uno così non lo poteva immaginare nessuno... perché poi riguarda tutti... qual è il sentimento dominante?
«Il pensiero e la priorità sono quelli di restare uniti per sconfiggere questo terribile virus e tutelare la salute pubblica. Siamo dinanzi a un’emergenza senza precedenti. C’è massima attenzione e tutela per i tesserati, per i loro famigliari, ma direi più generalmente per tutti nel massimo rispetto, come abbiamo fatto coerentemente fin dall’inizio, delle disposizioni e delle misure di contrasto dettate dal Governo. Tutto questo nella consapevolezza che maggiore sarà il nostro grado di attenzione minore sarà la durata del periodo di emergenza, per essere restituiti alla vita normale e quindi anche per giocare a calcio. Su questo le società, che ringrazio, sono unite, una compattezza di vedute ottenuta grazie al dialogo e al confronto. A questo proposito consentitemi di fare un ringraziamento pubblico al presidente del Pescara Daniele Sebastiani che si è sempre dimostrato attento agli interessi e al bene comune».
La Lega di B si sta muovendo anche con iniziative sociali, quali?
«Il grande cuore della Serie B è sempre in prima fila per le situazioni emergenziali e anche questa volta si è mosso velocemente e sinergicamente. Nell’assemblea di venerdì scorso, infatti, si è deciso di donare venti dispositivi di ventilazione polmonare ad altrettante strutture scelte dai club; inoltre nelle prossime settimane - d’accordo con i tre ospedali pediatrici che sosteniamo nel progetto B come Bambini - dirotteremo il ricavato dell’sms solidale all’emergenza covid -19. Senza dimenticare le iniziative che ogni singola società sta predisponendo singolarmente nel proprio territorio».
Nell’assemblea di venerdì scorso, si è auspicato che il campionato possa essere concluso regolarmente, seppur allungando le date; realisticamente si può fare?
«Siamo ovviamente tutti d’accordo nel tutelare la regolarità del campionato secondo le regole date e la formula prevista. La volontà è quella di riprendere a maggio, se le autorità pubbliche ovviamente garantiranno la totale sicurezza, proseguendo poi fino al 30 giugno e, nel caso come pare la federazione dia un ulteriore impulso, anche oltre. Qui siamo di fronte ad un problema imprevedibile e assolutamente violento, dati alla mano, e per questo motivo è necessario un “piano Marshall” del calcio che possa mettere in campo strumenti straordinari e che consenta di avere delle priorità; la prima, naturalmente, riguarda la salute di tutti i giocatori, degli staff, dei dipendenti dei club, e la seconda la sopravvivenza del sistema Serie B, ma più in generale del sistema calcio italiano».
In caso il campionato non possa essere concluso, quali sono le soluzioni alternative per permettere a tre squadre di essere promosse e dare regolarità anche al discorso retrocessione?
«La nostra posizione al momento è quella che ho descritto prima; pensare ad altre soluzioni è prematuro visto il periodo di grave emergenza che sta vivendo il Paese. Inoltre vi è la federazione che tutela l’intero sistema calcio e che ringraziamo per il lavoro messo in campo. Dobbiamo dialogare con la Figc per arrivare a posizioni il più possibile condivise da tutti».
Torniamo alle cose viste sul campo: che campionato è stato finora?
«La B anche quest’anno sta garantendo a tanti giovani interessanti di affermarsi, alcuni provengono dai settori giovanili dei nostri club, altri arrivano dalle grandi società di serie A che hanno nella B uno storico punto di riferimento per la crescita e la formazione di alto livello dei propri giocatori. Sono 29 i giocatori selezionati in questa stagione dalle under 20 e 21 azzurre e questo è un grande orgoglio per tutta la B. Vogliamo poi parlare dell’incertezza che regala il torneo? Lasciamo perdere il Benevento, che ha volato, ma tutto il resto è in discussione».
Come mai il “coraggio” di tanti presidenti che avevano deciso di puntare su allenatori giovani poi non riesce a essere sostenuto nei momenti di difficoltà, ricorrendo a soluzioni più esperte?
«Direi che in molti casi si tratta di una fiducia ben riposta dal momento che tre delle cinque squadre ai vertici della classifica sono guidate da mister under 46, poi è normale che non tutte le scommesse possano avere un buon esito e allora si ricorre ad allenatori che hanno già maturato esperienze in un campionato difficile come la serie B».
La B vuole e può continuare a essere il campionato degli italiani?
«Siamo di nome e di fatto il campionato degli italiani, perché rappresentiamo realmente tutta l’Italia, il nord, il centro e il sud. E perché il nostro è un modo di fare calcio totalmente integrato con le città, le provincie e la gente, ma anche con l’economia, la cultura e le tradizioni di un territorio. Rappresentiamo l’essenza dell’Italia nelle sue meravigliose accezioni».
20 resta il numero di squadre giusto e sostenibile per la B?
«Non esiste un numero migliore di un altro, esiste un numero che permette alle società di pianificare la propria stagione ed evitare tour de force impossibili da gestire dal punto di vista atletico, tecnico e organizzativo. La B a 20 comunque è stata una nostra storica conquista dopo ben 17 anni di chiacchiere. Invece, quattro retrocessioni rimangono tante, questo è in realtà il tema che va affrontato, un numero spropositato rispetto a qualsiasi dimensione di torneo a 20 squadre».
Che estate si aspetta, realisticamente?
«Sui campi di gioco. Insieme alla nostra gente e ai nostri tifosi. Vuol dire che ce l’avremo fatta, grazie soprattutto alle tante persone che stanno lavorando e si stanno sacrificando quotidianamente per la nostra salute. A loro, oggi, va il nostro pensiero e abbraccio».
*giornalista Sky Sport
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