Baroni: «63 punti per i play off»

22 Aprile 2015

Il tecnico e il ritorno al Biondi: l’indifferenza non mi piace, ma non dite che è la mia partita

PESCARA. Incalzato dalle domande dei cronisti, Marco Baroni esibisce un’ammirevole capacità di dribblarle. Nella settimana del suo ritorno al “Guido Biondi” di Lanciano, l’allenatore del Pescara evita di entrare troppo nell’argomento. «È inutile parlarne», dice Baroni, «non deve esserci il sottoscritto al centro dell’attenzione, ma le due squadre che si affronteranno in un derby importante per l’intera regione e, soprattutto, per il campionato» Parole che tradiscono il suo stato d’animo.

Sarà impossibile non provare alcuna emozione di fronte ai suoi ex tifosi e dirigenti che lo hanno accompagnato alla sua prima esperienza in serie B. «I sentimenti li lascio dentro di me ed è giusto che restino privati. Personalmente ho un ottimo rapporto con la società rossonera. Il calcio è così, poi si volta pagina, ma determinati legami restano intatti per sempre. Sabato tornerò da avversario, però non mi va di pensare a come sarò accolto. Nella vita è meglio essere notati che passare inosservati, questo è certo». A sei gare dalla fine è vietato sbagliare. La sensazione è che entrambe si giocheranno molto delle loro ambizioni. «Ci avviciniamo alla conclusione del torneo, ogni partita è un appuntamento fondamentale. A maggior ragione ora che dovremo giocare tre volte in otto giorni. Quota play off? Secondo me per stare dentro occorrono 63 punti».

Il 51enne fiorentino non ha alcuna intenzione di accontentarsi. «Non so se il pareggio possa essere un risultato positivo, nella mia carriera ho sempre evitato di fare calcoli e tabelle. Ad un certo punto del campionato il Lanciano aveva nove punti più del Pescara, poi noi abbiamo preso un buon ritmo riuscendo a sorpassarlo. Conosco l’ambiente e i calciatori frentani. Conosco il loro modo di preparare partite del genere. Sono sicuro che entrambe scenderanno in campo per conquistare l’intera posta in palio. D’altronde, non è nella natura della mia squadra accontentarsi del pareggio o gestire un risultato».

Sarà una partita a scacchi con D’Aversa che l’anno scorso era il responsabile dell’area tecnica rossonera. Baroni spende parole al miele per il suo collega. «Roberto è nato per fare l’allenatore, ne avevamo anche parlato. Ero convinto che potesse raggiungere buoni risultati in questa stagione».

Poi un commento sulle dichiarazioni del presidente Sebastiani che due giorni fa al Centro ha aperto alla riconferma del tecnico fiorentino per il prossimo torneo. «Tra me e Sebastiani c’è un rapporto particolare. Non ho bisogno di ringraziarlo per l’ennesima volta. Lui sa che lavoro sempre a testa bassa ed è chiaro che mi fa piacere leggere simili attestati di stima, ma ora non è il momento di parlare del rinnovo. Ci sarà tempo per valutare questa possibilità». La questione viene elusa anche per motivi legati alla scaramanzia. «In effetti non ha mai portato bene parlare del rinnovo del contratto, piuttosto pensiamo a chiudere bene la stagione. Sono convinto che questo gruppo abbia tutte le potenzialità per centrare l’obiettivo». Infine, la risposta decisa a coloro che lo accusano di essere un difensivista. «Il Pescara ha il migliore attacco del campionato ed è composto da tanti elementi con caratteristiche offensive. Le mie squadre hanno segnato quasi sempre tanti gol e la rosa attuale non è fatta per difendersi. Ho cercato di portare una mentalità fatta di coraggio e convinzione, altrimenti non saremmo stati capaci di superare i momenti negativi. Questa è di sicuro una delle qualità che mi riconosco».

Giovanni Tontodonati

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